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Whistleblowing in azienda: come gestire le segnalazioni interne obbligatorie

Whistleblowing dlgs 24/2023

Il decreto legislativo 24/2023 ha ridisegnato il sistema di protezione per chi segnala illeciti all’interno delle organizzazioni. La norma, in vigore dal marzo 2023, recepisce la direttiva europea 2019/1937 e stabilisce regole precise per la gestione dei canali di segnalazione. Aziende ed enti pubblici devono dotarsi di sistemi che garantiscano riservatezza assoluta, rispettare tempistiche definite e adottare procedure trasparenti. Chi non si adegua rischia sanzioni fino a 50.000 euro.

La nuova disciplina sulla protezione delle persone che segnalano illeciti

Il whistleblowing dlgs 24/2023 tutela dipendenti, collaboratori e fornitori che rilevano condotte contrarie alla legge. La norma protegge chi segnala violazioni del diritto europeo, reati, irregolarità amministrative e comportamenti lesivi dell’interesse pubblico. Il segnalante resta al riparo da qualsiasi forma di ritorsione: licenziamento, demansionamento e ogni tipo di discriminazione diventano illegittimi se collegati alla denuncia.

La protezione scatta nel momento in cui la persona effettua la segnalazione attraverso i canali previsti, senza necessità di dimostrare prima la fondatezza delle proprie affermazioni. Serve la ragionevole convinzione che le informazioni siano veritiere al momento della comunicazione. Il decreto prevede tre livelli: segnalazione interna all’organizzazione, denuncia esterna verso ANAC o altre autorità competenti, divulgazione pubblica tramite organi di stampa quando i primi due canali risultano inadeguati o pericolosi.

Chi è obbligato ad attivare i canali di segnalazione

L’obbligo riguarda i soggetti del settore privato con almeno 50 lavoratori subordinati, calcolati come media degli ultimi dodici mesi. Gli enti pubblici devono istituire il sistema a prescindere dal numero di dipendenti. Nel privato rientrano anche realtà sotto i 50 dipendenti se operano in settori specifici: intermediari finanziari, compagnie assicurative, aziende soggette alla normativa antiriciclaggio. Dal dicembre 2023 la soglia dei 50 lavoratori vale per tutti i datori di lavoro privati senza distinzioni.

Le organizzazioni istituiscono un canale interno gestito da personale designato o da un ufficio dedicato. Molte scelgono l’esternalizzazione, affidando il servizio a studi legali o società specializzate per garantire maggiore imparzialità. La nomina del responsabile va comunicata internamente attraverso procedure accessibili a tutti i lavoratori. Il gestore deve possedere competenze giuridiche adeguate e assicurare imparzialità nelle verifiche.

Requisiti del canale interno: riservatezza e crittografia

Il sistema deve preservare l’identità del segnalante, della persona coinvolta e di chiunque venga menzionato. Le informazioni vanno archiviate con modalità che impediscono accessi non autorizzati e conservate solo per il tempo strettamente necessario. Dal punto di vista tecnico servono strumenti che garantiscano la crittografia dei dati trasmessi e la tracciabilità degli accessi.

Le soluzioni disponibili spaziano dalle piattaforme digitali alle caselle di posta protette, dalle linee telefoniche dedicate agli sportelli fisici. La maggioranza delle aziende sceglie software specializzati che permettono l’invio anonimo e gestiscono il dialogo senza rivelare l’identità. Questi sistemi prevedono protocolli di autenticazione, registri degli accessi e meccanismi di cifratura conformi al GDPR. La documentazione va conservata per cinque anni dalla chiusura del caso, salvo necessità legate a procedimenti in corso. La violazione della riservatezza costituisce reato penale con pene fino a tre anni di reclusione.

Gestione della segnalazione: tempistiche di riscontro

Il responsabile accusa ricevuta entro sette giorni dall’arrivo della comunicazione. Questo primo riscontro conferma la presa in carico e l’avvio dell’istruttoria. Il gestore ha poi tre mesi per completare le verifiche e fornire un ritorno al segnalante sulle azioni intraprese o sulle ragioni di eventuale archiviazione.

Durante l’istruttoria si possono richiedere documenti integrativi, sentire testimoni, verificare carte aziendali e coinvolgere altri uffici. Per condotte penalmente rilevanti, l’organizzazione valuta se presentare denuncia all’autorità giudiziaria. La decisione dipende dalla gravità dei fatti e dalla solidità degli elementi raccolti. Il segnalante riceve informazioni sullo stato della pratica e può presentare memorie durante tutta la fase. Se ritiene la gestione interna inadeguata o teme ritorsioni, può rivolgersi direttamente ad ANAC.

Tabella: cosa si può segnalare e cosa è escluso

Oggetto della segnalazioneAmmissibilità
Violazioni normativa ambientaleAmmessa
Reati contro la pubblica amministrazioneAmmessa
Frodi fiscaliAmmessa
Violazioni privacy e dati personaliAmmessa
Irregolarità contabili e bilanciAmmessa
Condotte anticoncorrenzialiAmmessa
Violazioni salute e sicurezza lavoroAmmessa
Contestazioni rapporti interpersonaliEsclusa
Rivendicazioni personaliEsclusa
Reclami su interessi individualiEsclusa
Notizie già pubblicheEsclusa

La norma esclude questioni relative a rapporti di lavoro individuali: contestazioni disciplinari, richieste di benefit, disaccordi con colleghi. Le segnalazioni devono riguardare violazioni che ledono l’interesse pubblico o l’integrità dell’organizzazione.

Il ruolo dell’ANAC e le sanzioni amministrative pecuniarie

L’Autorità Nazionale Anticorruzione riceve le segnalazioni esterne e verifica l’adeguatezza delle procedure interne. ANAC svolge attività di vigilanza, richiede informazioni alle organizzazioni e avvia procedimenti sanzionatori. L’autorità pubblica linee guida per orientare soggetti pubblici e privati nell’adozione dei sistemi interni, fornendo indicazioni operative sui requisiti minimi e sulle procedure da seguire.

Le sanzioni amministrative pecuniarie colpiscono chi non rispetta gli obblighi. La mancata istituzione del canale interno costa da 10.000 a 50.000 euro per le persone giuridiche private. La violazione della riservatezza comporta multe da 10.000 a 50.000 euro, mentre le ritorsioni possono arrivare fino a 50.000 euro. Le sanzioni valgono anche per i singoli: da 500 a 2.500 euro per chi non rispetta la riservatezza, da 5.000 a 30.000 euro per chi attua ritorsioni.

ANAC può ordinare la cessazione immediata delle condotte ritorsive e il ripristino della situazione precedente. Tra i provvedimenti rientrano la reintegrazione del lavoratore licenziato, l’annullamento di sanzioni disciplinari, il risarcimento del danno subito. Le decisioni dell’autorità sono impugnabili davanti al giudice amministrativo. Per approfondire gli aspetti operativi della normativa e le modalità di presentazione delle segnalazioni esterne, il sito dell’ANAC sul whistleblowing fornisce le linee guida ufficiali e i documenti di riferimento.Potrebbe anche interessarti:Fatturazione elettronica e-commerce: come funziona?

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