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Credito di imposta ZLS 2026: agevolazioni per la Zona Logistica Semplificata

Credito imposta ZLS 2026

Le imprese che investono negli scali portuali e nelle aree retroportuali del Centro-Nord hanno davanti tre anni di programmazione certa. Il credito imposta ZLS 2026 accompagna gli investimenti produttivi realizzati dentro il perimetro delle Zone Logistiche Semplificate, con una dotazione confermata dalla Legge di bilancio per il triennio 2026-2028. La misura riconosce uno sconto fiscale proporzionale alla spesa sostenuta per macchinari, impianti e immobili strumentali, a patto che l’intervento ricada nelle zone assistite individuate dalla normativa europea. Conoscere requisiti, aliquote e scadenze consente di allocare le risorse in modo corretto ed evitare errori che compromettono l’intero beneficio.

Cos’è la zona logistica semplificata e come funziona

La Zona Logistica Semplificata è un’area geografica delimitata da un provvedimento istitutivo, costruita attorno ad almeno uno scalo portuale e alle sue pertinenze logistiche. Il perimetro può estendersi ad ambiti non adiacenti della stessa regione, purché sussista un nesso economico funzionale con l’area portuale. Dentro questi confini lo Stato concede semplificazioni amministrative e un contributo fiscale sugli investimenti, con l’obiettivo di rafforzare la competitività dei sistemi portuali e degli interporti nazionali. L’agevolazione opera in modo automatico, quindi senza bandi competitivi: serve soltanto una comunicazione all’amministrazione finanziaria e la verifica dei requisiti, nei limiti dei fondi stanziati.

Le aree geografiche incluse e gli obiettivi di sviluppo

Le ZLS interessano le regioni del Centro-Nord classificate come più sviluppate secondo i parametri comunitari. Rientrano nel perimetro Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto, con zone già attive o in corso di attivazione. Il credito riguarda però solo i territori ammissibili agli aiuti a finalità regionale ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, le cosiddette zone c non predefinite della Carta degli aiuti 2022-2027. Ne deriva una geografia a incastro, dove il confine dell’agevolazione non coincide quasi mai con quello comunale. Prima di pianificare qualsiasi spesa conviene scaricare la mappa ufficiale della ZLS regionale e verificare la particella catastale dello stabilimento, così da non rendere inutilizzabile il contributo.

Le differenze normative rispetto alle precedenti ZES

La disciplina delle ZLS ricalca l’impianto già collaudato per la Zona Economica Speciale, con una distinzione territoriale netta. Le agevolazioni ZES Unica valgono per il Mezzogiorno, ossia Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, oltre alle aree assistite di Abruzzo, Marche e Umbria. Le ZLS coprono invece i porti e le piattaforme logistiche del Centro-Nord. Dal 2026 i territori di Marche e Umbria confluiscono nella ZES Unica ed escono dal perimetro del credito ZLS, così da evitare sovrapposizioni tra le due misure. Sul piano operativo le regole di calcolo si sono allineate, con la stessa finestra di comunicazione, la medesima soglia minima di progetto e l’identico richiamo alla Carta degli aiuti a finalità regionale. Chi padroneggia già il meccanismo ZES si muove quindi su un terreno familiare.

I requisiti per accedere al credito di imposta

Il beneficio spetta a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica e dal regime contabile, siano esse già operative nella zona oppure di nuovo insediamento. Il vincolo dimensionale non esiste, poiché microimprese, piccole, medie e grandi aziende accedono al contributo con intensità di aiuto calibrate sulla taglia. Restano fuori alcuni comparti per espressa previsione europea, tra cui siderurgia, industria carbonifera e della lignite, trasporti (con la sola eccezione di magazzinaggio e attività di supporto), produzione e distribuzione di energia, banda larga e settori creditizio, finanziario e assicurativo. L’investimento, inoltre, deve inserirsi in un progetto iniziale, quindi servire alla creazione di un nuovo stabilimento, all’ampliamento di uno esistente o alla diversificazione della produzione.

Le tipologie di investimenti ammissibili: macchinari e capannoni

Il contributo copre l’acquisto, anche in locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature nuovi destinati alla struttura produttiva. Vi rientrano pure l’acquisto di terreni e l’acquisizione, la realizzazione o l’ampliamento di immobili strumentali effettivamente impiegati per l’attività. Sulla componente immobiliare la normativa ammette anche beni già utilizzati, perciò un capannone esistente acquistato per allargare la capacità logistica risulta agevolabile. La condizione di novità resta invece stringente per i beni mobili, dato che un tornio usato o un carrello elevatore di seconda mano non danno diritto ad alcuno sconto. Il valore dei terreni e dei fabbricati non può superare la metà del costo complessivo dell’investimento agevolato, così da orientare le risorse verso l’apparato produttivo più che sull’immobile.

I limiti dimensionali dell’impresa e i tetti massimi di spesa

La dimensione aziendale incide sull’intensità dell’aiuto e lascia impregiudicata l’ammissibilità. Ogni progetto deve superare la soglia minima di 200.000 euro di costo complessivo, perché sotto quella cifra l’agevolazione non scatta: il legislatore intende sostenere interventi con reale portata strutturale. Sul fronte opposto opera un tetto massimo di 100 milioni di euro per singolo progetto di investimento. Le acquisizioni, da ultimo, valgono solo se avvengono tra soggetti privi di rapporti di controllo o collegamento, condizione che esclude le operazioni infragruppo pensate al solo scopo di generare credito.

Tabella aliquote del credito d’imposta ZLS per tipologia di azienda

L’entità del contributo deriva dalla Carta degli aiuti a finalità regionale e varia in base alla dimensione dell’impresa. Nelle zone c non predefinite del Centro-Nord l’intensità base è fissata al 15 per cento del costo ammissibile, con maggiorazioni riservate alle aziende più piccole. Una quota aggiuntiva scatta per gli investimenti che ricadono nel regolamento europeo STEP, dedicato alle tecnologie strategiche. Il prospetto seguente sintetizza le percentuali applicabili nella situazione più diffusa.

Tipologia di impresaIntensità di aiuto baseMaggiorazione STEP
Grande impresa15%+5%
Media impresa25%+5%
Piccola impresa35%+5%
Microimpresa35%+5%

Le percentuali indicate valgono per la generalità delle zone ammissibili. Alcuni territori collegati al Fondo per una transizione giusta o con classificazioni particolari possono presentare intensità differenti, motivo per cui la verifica preventiva della singola ZLS resta un passaggio obbligato.

L’iter burocratico per presentare la domanda

L’accesso segue un calendario preciso, scandito da due comunicazioni telematiche all’Agenzia delle Entrate. La procedura ha natura preventiva, poiché l’impresa dichiara le spese prima ancora di completare gli investimenti e poi conferma a consuntivo quanto effettivamente realizzato. Il rispetto delle date è determinante, dato che la trasmissione fuori finestra preclude il beneficio senza possibilità di recupero. Una volta riconosciuto, il credito si utilizza in compensazione tramite modello F24, con riduzione delle imposte e dei contributi dovuti.

La comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate

Per l’annualità 2026 la finestra per l’invio della comunicazione preventiva va dal 31 marzo al 30 maggio 2026. Nel modello vanno indicate le spese ammissibili sostenute dal 1° gennaio 2026, oppure dalla data del provvedimento istitutivo della ZLS se successiva, insieme a quelle che si prevede di sostenere entro il 31 dicembre 2026. Chi ha completato gli investimenti trasmette poi una comunicazione integrativa dal 3 al 17 gennaio 2027, con cui attesta la realizzazione effettiva. Il calendario dedica appena quindici giorni a questo secondo adempimento, perciò conviene predisporre la documentazione con largo anticipo. Le indicazioni operative e la scheda dedicata sono consultabili sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

I documenti giustificativi da conservare in caso di controlli

L’effettivo sostenimento delle spese e la loro corrispondenza alle scritture contabili devono risultare da una certificazione rilasciata dal revisore legale dei conti. Le imprese prive di revisione obbligatoria si avvalgono comunque di un revisore o di una società di revisione, che assume l’incarico nel rispetto dei principi di indipendenza. Accanto alla certificazione conviene archiviare fatture, contratti, preventivi e documentazione tecnica dei beni, insieme alle prove dell’avvenuto pagamento. Un vincolo ulteriore riguarda la permanenza, dato che l’attività va mantenuta nella Zona Logistica Semplificata per almeno cinque anni dal completamento dell’investimento, pena la decadenza dai benefici goduti e il riversamento delle somme già compensate.

La cumulabilità con altre agevolazioni come Transizione 5.0

Il credito ZLS dialoga con le altre misure di finanza agevolata, entro i limiti fissati dalle regole europee sugli aiuti di Stato. Il beneficio si somma ad altri incentivi sullo stesso progetto a condizione che il sostegno complessivo non superi il costo effettivamente sostenuto e che le diverse agevolazioni coprano quote di spesa distinte, così da rispettare il divieto di doppio finanziamento. Sul piano pratico la seconda misura si applica al valore residuo dell’investimento, al netto di quanto già coperto dalla prima.

Proprio su questo terreno si colloca il rapporto con il piano di innovazione digitale ed energetica. L’articolo dedicato a Transizione 5.0 2026: crediti d’imposta ricostruisce nel dettaglio come combinare le due leve senza far coincidere le stesse voci di costo. La contabilità analitica diventa allora lo strumento operativo per separare le quote finanziate da ciascun incentivo, condizione che mette al riparo da contestazioni e recuperi in sede di controllo. Una pianificazione ordinata delle spese, definita prima di firmare gli ordini ai fornitori, permette di ottenere il massimo ritorno dalle risorse pubbliche disponibili.

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