La ZES Unica (Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno) rappresenta uno dei principali strumenti di politica industriale attualmente attivi in Italia per incentivare investimenti produttivi nelle regioni del Sud. Il suo obiettivo non è solo fiscale, ma strutturale: attrarre capitali, ridurre il divario territoriale e accelerare la trasformazione industriale delle aree meno sviluppate del Paese.
Il modello è stato profondamente modificato dal D.L. 124/2023, che ha introdotto una governance unica nazionale al posto delle precedenti ZES regionali, con un forte accentramento delle procedure autorizzative e degli incentivi. La misura si inserisce inoltre nel quadro delle politiche europee sugli aiuti di Stato a finalità regionale. Scopriamone di più.
INDICE DEI CONTENUTI
Cos’è la ZES unica e quali territori comprende nel 2026
La ZES Unica è un’area economica speciale che comprende l’intero Mezzogiorno italiano sotto una regia amministrativa centralizzata. L’elemento distintivo rispetto al passato è proprio il superamento delle singole ZES regionali, che avevano creato un sistema frammentato di regole, sportelli e interpretazioni amministrative.
Con la riforma, lo Stato ha introdotto un modello unitario che consente alle imprese di accedere agli incentivi attraverso procedure standardizzate. Le regioni coinvolte sono quelle del Sud Italia già incluse nella Carta degli aiuti a finalità regionale 2022–2027 dell’Unione Europea, che definisce le aree ammissibili agli aiuti di Stato con intensità maggiorata.
La fine delle piccole ZES locali e l’accentramento della governance
La transizione alla ZES Unica ha comportato un cambiamento strutturale significativo nella gestione degli incentivi territoriali. Le precedenti ZES regionali, infatti, operavano con regole differenti, tempi autorizzativi non uniformi e una pluralità di soggetti amministrativi coinvolti.
Con l’accentramento, la governance è stata trasferita a livello nazionale con l’obiettivo di garantire uniformità procedurale e riduzione dei tempi decisionali. Questo significa che le imprese non devono più confrontarsi con interpretazioni regionali divergenti, ma con un quadro normativo unico e centralizzato.
Dal punto di vista economico, questa scelta punta a ridurre uno dei principali ostacoli agli investimenti nel Sud Italia: l’incertezza amministrativa.
Gli obiettivi di coesione territoriale e attrazione di investimenti
La ZES Unica si inserisce in una strategia più ampia di coesione territoriale, che mira a ridurre il divario economico tra Nord e Sud attraverso strumenti fiscali e infrastrutturali. Il credito d’imposta non è quindi un incentivo isolato, ma parte di una politica industriale che punta a modificare la geografia produttiva del Paese.
L’obiettivo principale è attrarre investimenti privati in settori ad alta intensità di capitale, favorendo la localizzazione di nuove attività produttive nelle aree meno sviluppate. Questo approccio è coerente con le raccomandazioni OCSE sulle politiche regionali, che sottolineano l’importanza di incentivi mirati e stabilità regolatoria.
Il credito d’imposta per investimenti produttivi
Il credito d’imposta ZES Unica è il principale strumento operativo della misura. Si tratta di un’agevolazione fiscale riconosciuta alle imprese che realizzano nuovi investimenti in beni strumentali destinati a strutture produttive situate nelle aree ammissibili.
Il meccanismo funziona come una riduzione diretta del carico fiscale, proporzionale all’investimento effettuato. La sua logica è quella di incentivare la creazione di nuova capacità produttiva, non la semplice sostituzione di beni esistenti.
Beni agevolabili: macchinari, impianti, attrezzature e terreni
Rientrano nel perimetro del credito d’imposta tutti i beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive localizzate nella ZES Unica. La disciplina è pensata per sostenere investimenti reali e non finanziari, con un focus sulla capacità produttiva dell’impresa.
In particolare, sono agevolabili:
- macchinari industriali e linee produttive complete,
- impianti tecnologici e infrastrutture operative,
- attrezzature funzionali ai processi produttivi,
- terreni e immobili strumentali connessi a nuovi investimenti.
Il requisito fondamentale è la strumentalità del bene rispetto all’attività produttiva, che deve essere dimostrata in fase di richiesta e mantenuta nel tempo.
Limiti minimi e massimi di investimento per le PMI
La normativa prevede soglie minime di investimento per accedere all’agevolazione e massimali che variano in funzione della dimensione dell’impresa e della localizzazione geografica. Le PMI beneficiano generalmente di un’intensità di aiuto più elevata rispetto alle grandi imprese, in linea con la disciplina europea sugli aiuti di Stato.
Il sistema è costruito per evitare frammentazione degli incentivi e concentrare le risorse su investimenti strutturali, con effetti significativi sul tessuto produttivo locale.
Tabella: aliquote del credito d’imposta ZES differenziate per regione e dimensione azienda
| Regione | Piccole imprese | Medie imprese | Grandi imprese | Logica economica |
|---|---|---|---|---|
| Calabria | Fino al 70% | Fino al 60% | Fino al 50% | Massimizzare attrazione investimenti in aree a maggiore divario economico |
| Campania | Fino al 60% | Fino al 50% | Fino al 40% | Rafforzare manifattura, logistica e filiere industriali |
| Puglia | Fino al 60% | Fino al 50% | Fino al 40% | Sostenere export, portualità e industria tecnologica |
| Sicilia | Fino al 60% | Fino al 50% | Fino al 40% | Incentivare investimenti produttivi e infrastrutturali |
| Basilicata | Fino al 50% | Fino al 40% | Fino al 30% | Supportare sviluppo industriale e occupazione |
| Molise | Fino al 50% | Fino al 40% | Fino al 30% | Favorire crescita produttiva delle PMI |
| Sardegna | Fino al 50% | Fino al 40% | Fino al 30% | Compensare costi logistici e insularità |
| Abruzzo | Fino al 35% | Fino al 25% | Fino al 15% | Stimolare competitività e investimenti nelle aree assistite |
Le aliquote derivano dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027 e possono variare in base alla localizzazione specifica dell’investimento e alla classificazione europea dell’area interessata.
Semplificazioni amministrative e autorizzazione unica
Uno degli elementi più innovativi della ZES Unica è la riduzione della complessità amministrativa. Il sistema introduce una procedura autorizzativa centralizzata, che riduce il numero di passaggi burocratici necessari per avviare nuovi investimenti produttivi.
Questa semplificazione è particolarmente rilevante in Italia, dove i tempi autorizzativi rappresentano storicamente uno dei principali ostacoli agli investimenti industriali.
Come abbattere i tempi della burocrazia per l’apertura di nuovi stabilimenti
Il modello della ZES Unica prevede un coordinamento tra amministrazioni che consente di concentrare in un’unica procedura le valutazioni urbanistiche, ambientali e produttive. Questo evita duplicazioni e riduce l’incertezza per gli investitori.
In termini pratici, il sistema consente di:
- ridurre i tempi di autorizzazione per nuovi impianti,
- centralizzare il processo decisionale,
- aumentare la prevedibilità delle tempistiche di investimento.
Procedura di accesso e termini per la comunicazione preventiva
L’accesso al credito d’imposta ZES Unica è subordinato alla presentazione di una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate, che deve contenere il piano degli investimenti e la loro localizzazione.
Solo dopo la validazione della comunicazione, l’impresa può procedere con la realizzazione degli investimenti e successivamente utilizzare il credito in compensazione fiscale.
La procedura è pensata per garantire controllo ex ante e trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche, evitando abusi o utilizzi impropri dell’agevolazione.