Settore ecommerce: buone performance, ma non mancano le difficoltà

Il settore attraversa un ridimensionamento fisiologico e prevedibile con la fine dei lockdown, i giganti delle vendite online rivedono al ribasso le stime per l’anno in corso

Gli effetti ancora non si vedono: il secondo trimestre ha portato ottimi risultati. Etsy, la piattaforma degli artigiani e del second-hand di lusso, ha riportato numeri superiori alle aspettative nel periodo aprile-giugno, ma con chiari segni di decelerazione. C’era da aspettarselo: la crescita finora era stata del 100% anno su anno paragonando i periodi, e ora è scesa a un promettente ma meno roboante 23,4%. E le azioni chiudono in ribasso. Segnali che sottolineano la preoccupazione che la spinta data dalla pandemia all’ecommerce si stia arrestando, man mano che i consumatori vaccinati si riabituano a una vita post-lockdown ricominciando a frequentare i negozi fisici. Non solo: cambiano anche le categorie di spesa, e il budget che nell’ultimo anno e mezzo era stato investito in acquisti per la casa e la persona viene di nuovo diviso tra viaggi e intrattenimento fuori dalle quattro mura.

Ma anche se i colossi dell’ecommerce rallentano, forse è presto per lanciare l’allarme. La pandemia ha avvicinato agli acquisti online anche categorie che prima li ignoravano quasi del tutto, come gli over 60, e molti di loro, nonostante l’aumento della copertura vaccinale, sono ancora timorosi a riprendere lo shopping nei negozi fisici. Secondo i dati dell’ultimo report di Mastercard Economics Insitute negli Stati Uniti pre-pandemia il commercio online costituiva l’11% delle vendite al dettaglio, per arrivare a un picco del 22% l’anno scorso e attestarsi a metà 2021 al 17%. In Europa gli stessi numeri sono 8%, 12% e 9%, mentre il Regno Unito è quello che ha registrato i livelli più alti: 22% nel 2019, 31% durante la pandemia e 24% a metà di quest’anno.

Un aumento dei volumi delle vendite online dunque sta reggendo anche alla riapertura dei negozi, anche se con qualche rallentamento, e sia i consumatori che i commercianti stanno mantenendo alcune delle abitudini acquisite nei mesi di chiusure. In particolar modo per i beni essenziali come spesa alimentare e prodotti sanitari (farmaci da banco e parafarmacia), dove oltre alla consegna a domicilio ha preso piede l’ordine online con ritiro in negozio, che minimizza il contatto ma permette di organizzarsi con i propri tempi senza necessità di essere a casa al momento della consegna. Tanti esercizi, anche medio-piccoli, si sono attrezzati per far fronte alle nuove esigenze, e al centro di tutto c’è la logistica, fondamentale anche più dei prezzi per conquistare i clienti.

L’Italia non fa eccezione. Secondo un nuovo report di Netcomm Logistica e Packaging sostenibili il 34% degli acquirenti online sceglie il sito dove acquistare sulla base delle opzioni di consegna e di ritiro proposte, e se non sono efficienti rappresentano una delle maggiori cause della mancata finalizzazione degli acquisti online da parte dei consumatori. Qualità e rapidità della prima consegna rappresentano un fattore di fidelizzazione fondamentale, così come la facilità di reso. E così cresce il ricorso ai marketplace che non solo abbattono notevolmente i costi di gestione di un proprio ecommerce ma permettono di utilizzare una logistica collegata ai grandi canali, come quella di Amazon.

(Fonte adnkronos)