eCommerce: perché la penetrazione in Italia è più bassa rispetto ad altri Paesi?

Lo rivela una Survey condotta da Cristina Andreetta, consulente di trasformazione digitale sostenibile: abitudini sociali e contesto sembrano elementi differenzianti cruciali.

Cristina Andreetta, consulente di trasformazione digitale sostenibile

Da quando ha iniziato a diffondersi la vendita online di prodotti e servizi, i Paesi europei con la maggiore penetrazione sono stati la Germania e la Gran Bretagna.

Se poi allarghiamo la nostra prospettiva al mondo occidentale, gli acquisti di prodotti nel canale e-commerce negli Stati Uniti è più alto di quelli di tutto il continente europeo.

Perché l’ecommerce ha avuto presa più rapida negli Stati Uniti, in Germania e in UK rispetto all’Italia?

Cristina Andreetta – consulente di trasformazione digitale attiva anche nel mondo del commercio elettronico – ha provato ad approfondire in una Survey dedicata (su un campione di esperti, ecommerce manager e CEO di piattaforme) le ragioni di questa peculiarità non considerando i tradizionali KPI (come la penetrazione di Internet o il reddito pro-capite).

Due sono gli elementi emersi dalla sua ricerca: uno riconducibile alle abitudini sociali e l’altro al contesto sociale.

Per quanto riguarda il primo punto (43% degli intervistati), dobbiamo riprendere quelli che oggi chiameremmo “gli antenati dell’e-commerce”, cioè le vendite su catalogo (ad esempio Postalmarket o Vestro) e le televendite.

Nel mondo analogico, acquistare sulla fiducia senza aver toccato con mano il prodotto era un’abitudine ben consolidata in quei Paesi in cui le televendite avevano addirittura canali dedicati 24 ore su 24 e le vendite per corrispondenza attraverso il catalogo generavano fatturati di tutto rispetto.

L’esempio virtuoso di Postalmarket Italiana, oltre a prevedere la consegna a domicilio, aveva introdotto la formula innovativa del “soddisfatti o rimborsati”, con la sostituzione dell’articolo o la restituzione dell’intera somma versata, con solo le spese di reso a carico del cliente.

Eppure, questo modello di business – che all’inizio sopperiva alla diffusione non uniforme dei negozi al dettaglio sul territorio italiano – in Italia non ha consolidato un nuovo modo di fare acquisti come è capitato invece in altri Paesi.

Il secondo punto (41% degli intervistati) è relativo alla fiducia verso un sistema in cui tutto funziona relativamente bene: i pacchi non si perdono per strada (e a farne le spese sono in particolare i premi delle raccolte punti), le consegne arrivano in tempi abbastanza veloci, i pagamenti alternativi al contante vanno a buon fine senza particolari problemi.

Da questo punto di vista l’Italia non ha mai eccelso, e questa situazione ha portato le Aziende ad avere terreno fertile per rallentare la diffusione del commercio online

Il recupero nel commercio online per l’Italia – dichiara Cristina Andreetta – è imprescindibile per mettere il nostro Paese al passo con gli altri mercati. Sono convinta che ci attendano tre anni meravigliosi in cui, grazie al genio italiano che ci contraddistingue, faremo passi da gigante”.