Ogni prodotto venduto in Europa avrà presto una carta d’identità elettronica. Il digital product passport è il fascicolo digitale che accompagna un bene lungo tutta la sua vita, dalla provenienza delle materie prime fino allo smaltimento, e diventa consultabile con la scansione di un codice stampato sull’etichetta. La misura arriva dal Regolamento (UE) 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile, l’ESPR, e riguarda quasi tutti i produttori che immettono merce sul mercato comunitario. Per le aziende italiane vuol dire raccogliere e condividere dati che finora restavano chiusi nei gestionali interni o, molto spesso, non venivano nemmeno registrati.
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La nuova normativa dell’Unione Europea sull’economia circolare
Il passaporto digitale nasce dentro il Green Deal e dal Piano d’azione per l’economia circolare, il programma con cui Bruxelles punta a ridurre gli sprechi e allungare la vita dei prodotti. Il Regolamento ESPR, pubblicato a luglio 2024, fissa il quadro generale e rimanda gli obblighi concreti a una serie di atti delegati, calibrati categoria per categoria. La logica procede per gradi: prima si definiscono i requisiti per i settori a più alto consumo di risorse, poi il perimetro si allarga ad altri comparti. Il legame con le regole sulla progettazione dei beni è diretto, e chi vuole inquadrare il contesto completo trova un riferimento nella Direttiva ecodesign: i nuovi obblighi di progettazione sostenibile, da cui il passaporto discende.
L’obiettivo del passaporto digitale: tracciabilità totale
Lo scopo dichiarato è rendere leggibile la storia di ogni articolo lungo l’intera filiera. Un’autorità di controllo deve poter verificare la conformità di un prodotto, un riciclatore deve sapere di quali materiali è composto, un acquirente vuole conoscere origine e riparabilità prima di comprare. Le autodichiarazioni ambientali generiche perdono valore, perché il passaporto le sostituisce con dati verificabili e aggiornati nel tempo. Questa continuità informativa segna il cambiamento più profondo: il fascicolo resta attivo dopo la vendita e segue il bene fino al fine vita, integrando via via nuove informazioni.
A quali settori si applicherà per primi: tessile, batterie, elettronica
Le batterie aprono la strada. Il Regolamento europeo sulle batterie impone già un passaporto specifico per gli accumulatori industriali e per quelli dei veicoli elettrici oltre 2 kWh, con decorrenza dal febbraio 2027. Sul fronte ESPR, il primo piano di lavoro colloca tra i comparti prioritari il tessile e l’abbigliamento, insieme a pneumatici e mobili, con applicazione attesa a partire dal 2027. L’elettronica di consumo segue a breve distanza, complice l’alta quantità di materie prime critiche contenute nei dispositivi. Ogni categoria riceverà requisiti propri, quindi un produttore di capi e uno di componenti elettronici lavoreranno su set di dati differenti.
Quali informazioni dovrà contenere il passaporto
Il contenuto del passaporto cambia da categoria a categoria, eppure alcune famiglie di dati ricorrono in tutti gli schemi previsti. Si passa dalla composizione fisica del prodotto alle indicazioni per il suo recupero, attraversando gli indicatori ambientali calcolati sull’intero ciclo di vita.
Origine dei materiali, impronta di carbonio e istruzioni di riciclo
La prima famiglia di dati riguarda i materiali: provenienza geografica, presenza di sostanze pericolose o soggette a restrizioni, percentuale di contenuto riciclato. Si aggiunge l’impronta di carbonio, cioè la quantità di CO2 associata alla produzione e calcolata con metodi standardizzati. Chiudono il quadro le istruzioni operative per il fine vita: come smontare il prodotto, quali componenti separare, dove conferire i materiali. Per un’azienda che finora riportava sull’etichetta il solo Paese di fabbricazione, la mole di informazioni da reperire cresce in modo netto.
L’accessibilità dei dati tramite QR code o tag NFC sul prodotto
Il collegamento tra oggetto fisico e scheda digitale passa da un supporto di identificazione stampato o applicato sul bene. Nella maggior parte dei casi si tratta di un QR code, in altri di un tag NFC o RFID leggibile con lo smartphone. Chi effettua la scansione raggiunge una pagina web che mostra i dati consentiti al suo livello di accesso: un consumatore vede le istruzioni di riciclo, un’autorità di vigilanza consulta i documenti di conformità. La Commissione europea prevede un registro centralizzato e un portale pubblico dove ricercare e confrontare i passaporti, così da evitare che ogni azienda costruisca un sistema isolato.
Tabella: dati attuali di etichettatura vs dati del passaporto digitale
Il confronto tra l’etichetta di oggi e il passaporto rende evidente il salto di quantità e di profondità delle informazioni richieste. La tabella accosta le voci tipiche di un’etichetta attuale a quelle previste dallo schema europeo.
| Voce | Etichetta tradizionale | Passaporto digitale |
| Supporto | Testo stampato sul prodotto o sulla confezione | Codice digitale (QR o NFC) collegato a una scheda online |
| Materiali | Composizione sommaria e Paese di produzione | Origine dettagliata, sostanze pericolose, percentuale di riciclato |
| Ambiente | Simboli generici di riciclabilità | Impronta di carbonio calcolata sul ciclo di vita |
| Fine vita | Indicazioni essenziali di conferimento | Istruzioni di smontaggio, riparazione e recupero dei materiali |
| Aggiornamento | Fisso al momento della stampa | Aggiornabile nel tempo lungo la vita del prodotto |
| Accesso | Sola lettura visiva | Livelli differenziati per consumatori, riciclatori e autorità |
Le sfide tecnologiche per le PMI italiane
Per una piccola impresa manifatturiera la difficoltà maggiore riguarda il reperimento dei dati che la norma pretende, più che la comprensione della norma stessa. Molte aziende gestiscono ancora le informazioni di prodotto tra fogli di calcolo, email e archivi separati, senza un sistema unico che le colleghi. L’adeguamento richiede di far dialogare i gestionali con la produzione e con i fornitori, un lavoro che il Competence Center BI-REX descrive come una revisione dell’architettura informativa aziendale, prima ancora che un adempimento documentale.
L’implementazione della blockchain per garantire l’immutabilità
Tra le tecnologie candidate a sostenere il passaporto compare la blockchain, il registro distribuito che rende i dati non modificabili una volta scritti. Il vantaggio riguarda la fiducia: un’informazione registrata sulla catena di blocchi non si può alterare a posteriori, quindi certifica che l’impronta di carbonio dichiarata o la percentuale di riciclato non siano state ritoccate. La blockchain resta una fra le opzioni disponibili, spesso affiancata da soluzioni cloud per la scalabilità. Il suo uso conviene soprattutto dove servono garanzie forti sull’autenticità del dato lungo passaggi di mano multipli.
La raccolta dati lungo tutta la catena dei fornitori
La parte più faticosa riguarda i dati che l’azienda non possiede, perché stanno a monte, presso i fornitori di materie prime e semilavorati. Chi fabbrica un componente deve già oggi consegnare al cliente le informazioni che finiranno nel passaporto del prodotto finito, dalla provenienza del metallo alla presenza di sostanze regolamentate. Nelle filiere lunghe questo obbliga a mappare ogni anello e a stabilire chi raccoglie cosa, con quali formati e con quale frequenza di aggiornamento. Le imprese che partono da una filiera corta e da fornitori già collaborativi affrontano il passaggio con minore fatica.
Il passaporto come strumento di marketing per la trasparenza
L’obbligo normativo porta con sé un vantaggio commerciale poco discusso. Un buyer B2B che deve rispettare i propri criteri di sostenibilità sceglie volentieri il fornitore capace di consegnare dati già pronti e verificati, perché gli risparmia lavoro di rendicontazione. Nei bandi pubblici verdi e nelle forniture verso i grandi gruppi soggetti alla rendicontazione CSRD, un catalogo con passaporti completi diventa un motivo di preferenza. Comunicare la provenienza dei materiali e la riparabilità con numeri controllabili risponde anche a consumatori sempre più diffidenti verso le promesse ambientali generiche. L’azienda che arriva preparata al 2027 si presenta con una filiera documentata mentre i concorrenti stanno ancora rincorrendo i fogli di calcolo dei propri fornitori.