Il mercato del lavoro contemporaneo è caratterizzato da una mobilità crescente, e da percorsi professionali sempre meno lineari. Il concetto di carriera chiusa all’interno di un’unica azienda, oggi, sta progressivamente scomparendo, almeno nella concezione occidentale del lavoro. In questo contesto, emerge il fenomeno dei boomerang employees. Si tratta di ex dipendenti che, dopo un periodo trascorso altrove, decidono di tornare nella stessa organizzazione che avevano precedentemente abbandonato.
Questo fenomeno, un tempo era visto con diffidenza e tendenzialmente evitato dagli imprenditori, ma oggi è sempre più diffuso e valorizzato. Per le aziende, riassumere ex collaboratori può rappresentare una leva strategica per ottimizzare costi, tempi e qualità delle risorse selezionate.
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Il superamento del tabù sulle dimissioni
Per lungo tempo, lasciare un’azienda è stato interpretato come una rottura definitiva. Le dimissioni erano spesso paragonate a una sorta di tradimento, una discontinuazione di un legame non più ricucibile, quasi come se si fosse abbandonato un amico, o un partner, al seguito di una lite veemente. Ciò rendeva piuttosto difficile un eventuale ritorno. Oggi, questo paradigma è profondamente cambiato.
L’evoluzione del mercato del lavoro ha portato le aziende a rivedere completamente il proprio approccio. I boomerang employees non sono più considerati un’eccezione rara, legata a circostanze particolari, ma una risorsa potenziale sulla quale investire con convinzione. Le organizzazioni più mature comprendono che l’esperienza esterna può arricchire, anche considerevolmente, il capitale umano.
Inoltre, la crescente competizione per attrarre talenti ha reso necessario ampliare il bacino di candidati, includendo anche ex dipendenti. Questo approccio riduce i rischi legati a nuove assunzioni e valorizza le relazioni già esistenti.
Perché le aziende non chiudono più le porte a chi se ne va
Le realtà produttive stanno adottando una visione più flessibile e strategica delle dimissioni. I reparti HR hanno realizzato che i boomerang employees rappresentano un’opportunità concreta per recuperare talenti già formati.
Uno dei motivi principali di questo ravvedimento è dovuto alla riduzione dell’incertezza: un ex dipendente è già noto al gruppo di lavoro, in termini di competenze, comportamento e adattabilità culturale all’interno della dimensione aziendale. Questo riduce il rischio di inserimenti non riusciti che potrebbero tradursi in esborsi economici e perdite di tempo. Inoltre, il ritorno di un collaboratore può avere un impatto positivo sul clima aziendale, dimostrando che l’organizzazione è capace di mantenere relazioni nel tempo e non è semplicemente un ente freddo che scambia denaro con il tempo delle persone.
Chi è un dipendente boomerang e perché viene definito così
Il termine inglese boomerang employees deriva dall’analogia con il boomerang, il quale ritorna al punto di partenza dopo essere stato lanciato. Allo stesso modo dell’arma di origine australiana, questi lavoratori rientrano in azienda dopo un periodo di esperienza esterna, ripercorrendo i loro passi esattamente come fa il boomerang nella seconda metà della sua corsa.
Si tratta di professionisti che hanno scelto di lasciare l’organizzazione per motivi diversi: crescita professionale, migliori condizioni economiche o nuove sfide. Il ritorno avviene quando si crea una nuova convergenza di interessi. I boomerang employees rappresentano una categoria sempre più rilevante nel panorama HR, soprattutto nei settori ad alta competizione, dove si richiede un set di competenze ben specifico.
I vantaggi strategici dei boomerang employees per le risorse umane
Dal punto di vista delle risorse umane, i boomerang employees offrono numerosi vantaggi. Il principale riguarda l’efficienza del processo di selezione.
Riassumere un ex dipendente significa ridurre tempi e costi di recruiting. Non è necessario partire da zero: il candidato è già noto e valutato. Si conoscono le sue competenza, il suo carattere e si sa quanto può portare all’azienda. Inoltre, i boomerang employees hanno un bagaglio professionale di nuove competenze acquisite altrove, che prima non possedevano e nessun altro ha nei team di lavoro interni. Questo arricchisce sensibilmente il know-how aziendale.
Quanto scritto rende l’ex dipendente una risorsa strategica, capace di contribuire rapidamente agli obiettivi dell’organizzazione. Le risorse umane si sono accorte di quanto fosse sciocco rifiutare le candidature di ex dipendenti, che sanno già portare a termine il loro lavoro, per motivi prettamente di orgoglio. Hanno perciò scelto di riabbracciare, senza remore né pregiudizi, gli ex collaboratori che chiedono di rientrare dopo un’esperienza trascorsa altrove.
Onboarding con abbattimento di costi e tempi
La rapidità di reinserimento non è un beneficio da sottovalutare. A differenza dei nuovi assunti, i boomerang employees non devono familiarizzare completamente con l’ambiente aziendale: il loro background nella realtà implica la conoscenza dei processi, degli strumenti e della cultura organizzativa. Questo riduce significativamente i tempi di onboarding e abbatte i costi associati alla formazione iniziale.
Il risultato è una maggiore produttività nel breve periodo, oltre che un ritorno sull’investimento considerevolmente più rapido.
Il ritorno di competenze arricchite dall’esperienza presso i competitor
Gli impiegati di ritorno rientrano in azienda con un bagaglio di competenze aggiornato. L’esperienza presso altre organizzazioni consente loro di acquisire nuove metodologie, strumenti e punti di vista. Questo arricchimento rappresenta un valore aggiunto per l’azienda, che beneficia di conoscenze maturate presso i competitor. In aggiunta, favorisce l’innovazione interna, introducendo pratiche e idee nuove. Sommato al beneficio precedente, il vantaggio di cui stiamo scrivendo ben evidenzia i possibili pro del reinserimento di dipendenti che si erano allontanati.
Neo-assunti tradizionali contro boomerang employees
| Aspetto | Neo-assunto tradizionale | Boomerang employee |
|---|---|---|
| Conoscenza aziendale | Nulla o limitata | Già acquisita |
| Tempo di onboarding | Lungo | Ridotto |
| Rischio di inserimento | Più elevato | Più contenuto |
| Competenze | Da verificare | Già testate e aggiornate |
| Impatto immediato | Graduale | Rapido |
| Cultura aziendale | Da assimilare | Già interiorizzata |
Lo schema mette bene in evidenza quali siano, effettivamente, le differenze tra boomerang employees e neo-assunti tradizionali, sottolineando come ci siano dei tangibili vantaggi a reintegrare un ex-dipendente.
Preparare il terreno durante le dimissioni
La dirigenza aziendale può mettere in campo una strategia per favorire il ritorno di boomerang employees. Gestire correttamente le dimissioni è fondamentale per favorire il ritorno degli ex dipendenti. È molto importante non vedere il processo di uscita come una chiusura, ma come una fase di transizione. Un approccio positivo, e strutturato, consente di mantenere vive le relazioni professionali nel tempo. Questo aumenta considerevolmente la probabilità di un eventuale rientro.
Le aziende devono investire in pratiche di offboarding efficaci, valorizzando il rapporto con l’ex dipendente anche dopo la fine del contratto.
L’importanza della exit interview e di un offboarding positivo
La exit interview è uno strumento chiave per comprendere le motivazioni delle dimissioni, dare feedback, riceverne e tenere vivo un rapporto umano dopo la chiusura di uno professionale. Nel contesto dei boomerang employees, assume un valore strategico non secondario.
Raccogliere le opinioni di chi esce, temporaneamente o meno, consente di migliorare l’organizzazione e mantenere un dialogo aperto con il dipendente o ex tale. Un offboarding positivo, basato sul rispetto e sulla trasparenza, favorisce la creazione di un legame duraturo. Questo approccio aumenta le probabilità che il collaboratore prenda in considerazione un eventuale ritorno, a qualche anno di distanza.
Creare network di alumni aziendali per mantenere i contatti nel tempo
I network di alumni, comprendenti tutti coloro i quali abbiano prestato servizio in azienda, anche per poco, rappresentano uno strumento efficace per mantenere vive le relazioni con ex dipendenti. Nel caso dei boomerang employees, diventano un canale privilegiato di comunicazione.
Attraverso eventi, newsletter e piattaforme dedicate, le aziende possono restare in contatto con i propri ex collaboratori. Questo consente di monitorare i percorsi professionali e di individuare opportunità di rientro. Al giorno d’oggi, è possibile sfruttare anche canali Telegram o WhatsApp, a seconda della dimensione dell’azienda e dell’informalità che si respira al suo interno, per tenere vivi i rapporti.
Le precauzioni da tenere: valutare i veri motivi del ritorno per evitare secondi abbandoni
Nonostante i vantaggi, l’assunzione di boomerang employees richiede comunque attenzione. Resta fondamentale comprendere le reali motivazioni del ritorno. Non si tratta di sfiducia. Molto semplicemente: se le cause che hanno portato alle dimissioni non fossero state risolte, esisterebbe il rischio concreto di un nuovo abbandono, questa volta definitivo. L’azienda dovrebbe prendersi il tempo necessario a valutare con attenzione ogni caso. Le risorse umane farebbero bene a tenere a mente tutti i vantaggi di cui abbiamo scritto, ma anche ad analizzare aspettative, condizioni e obiettivi, professionali come personali, del candidato al rientro.
Un processo di selezione accurato consente di massimizzare i benefici e ridurre al minimo i rischi. I boomerang employees rappresentano una risorsa preziosa, ma solo se integrati in modo consapevole e strategico all’interno dell’organizzazione. Qualora non si verificasse questa condizione, si avrebbe a che fare con una risorsa controproducente, forse frustrata dall’esperienza precedente in azienda, astiosa e che non arricchisce la realtà ma, anzi, appesantisce il clima interno.