Dal 2026 ogni prodotto venduto in Europa avrà un’identità digitale verificabile. Il Digital Product Passport arriva con il Regolamento (UE) 2024/1781 sull’ecodesign e segna una svolta per chi produce, vende o gestisce il fine vita degli articoli. Batterie, tessuti ed elettronica sono i primi settori coinvolti, ma l’elenco si allungherà rapidamente.
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Il passaporto digitale del prodotto nel contesto del Green Deal UE
Il DPP rientra nella strategia europea per l’economia circolare, fissata dal Green Deal. Bruxelles vuole rendere tracciabili materiali e componenti lungo tutta la filiera, dal reperimento delle materie prime fino al riciclo finale. La Commissione ha pubblicato il Regolamento (UE) 2024/1781 che sostituisce la vecchia direttiva sull’ecodesign, estendendo gli obblighi ben oltre gli elettrodomestici e i dispositivi elettronici.
Le prime scadenze sono vicine. Per le batterie industriali e quelle dei veicoli elettrici scatta l’obbligo di passaporto elettronico a febbraio 2027, secondo il Regolamento (UE) 2023/1542. Gli altri settori seguiranno con atti delegati che dettaglieranno categorie merceologiche e tempistiche precise. Chi produce per il mercato comunitario deve attrezzarsi adesso: i controlli saranno severi e le multe salate.
Quali informazioni deve contenere il DPP (origine, materiali, riparabilità)
Il passaporto raccoglie dati precisi sulla fabbricazione. Vanno indicati gli stabilimenti produttivi, i fornitori di materie prime e, per settori come il tessile, anche i processi di lavorazione intermedi. La normativa europea richiede percentuali esatte di ogni componente, presenza di sostanze chimiche regolamentate e additivi utilizzati. Per le batterie al litio serve dichiarare la quota di materiale riciclato, con soglie minime che saliranno negli anni.
La riparabilità diventa documentata. Le aziende dovranno fornire istruzioni tecniche per lo smontaggio, listini dei ricambi disponibili e periodi di reperibilità garantiti. Serve specificare se i componenti richiedono utensili standard o proprietari. Queste informazioni servono ai centri assistenza ma anche a chi vuole riparare in autonomia, prolungando la vita del prodotto.
Sul fine vita, il DPP indica come separare i materiali, quali frazioni sono riciclabili e presso quali impianti conferirle. Gli operatori del recupero potranno consultare questi dati per ottimizzare i processi di trattamento, riducendo gli scarti destinati a incenerimento.
I settori prioritari: tessile, batterie ed elettronica
Le batterie partono per prime con scadenze già fissate. Dal febbraio 2027 gli accumulatori industriali e per veicoli elettrici dovranno avere il passaporto elettronico. I produttori si registreranno in un database centralizzato caricando dati su capacità, performance e impatto ambientale della produzione. Il Regolamento (UE) 2023/1542 definisce anche i contenuti minimi di cobalto, litio e nichel riciclati che ogni batteria dovrà raggiungere.
Il tessile arriverà tra il 2028 e il 2029. La Commissione sta preparando gli atti di esecuzione per abbigliamento e calzature. Le aziende del fashion dovranno condividere informazioni sui fornitori di tessuti e sui laboratori di confezione, dati spesso considerati riservati. La trasparenza richiesta dal DPP cambierà gli equilibri competitivi del settore.
L’elettronica di consumo completa il trittico. Smartphone, tablet e televisori avranno passaporti che specificano durabilità prevista, aggiornamenti software garantiti e disponibilità di batterie sostitutive. I produttori dovranno strutturare la documentazione tecnica in formato leggibile anche dai sistemi automatizzati.
Vantaggi per la supply chain e per i consumatori finali
Per la filiera produttiva arriva una standardizzazione documentale che oggi manca. Le aziende che acquistano componenti verificheranno subito la conformità dei materiali senza richiedere certificazioni separate o fidarsi di autocertificazioni. I controlli qualità accelerano e si riducono i fermi produzione causati da forniture non conformi.
La gestione dei resi cambia. Avendo la storia completa del prodotto, compresi gli interventi di manutenzione, i tecnici diagnosticano più rapidamente i guasti e ordinano i ricambi giusti al primo tentativo. Per chi gestisce grandi volumi, il risparmio in tempo e costi logistici diventa significativo.
I consumatori accedono a informazioni certificate. Chi cerca prodotti con standard ambientali verificati scansiona il codice ed esamina i dati ufficiali. Lo stesso per chi valuta riparabilità e durata: le informazioni diventano confrontabili tra marchi diversi, senza interpretare claim pubblicitari generici.
Il mercato dell’usato ne beneficia. Un prodotto con DPP completo mantiene valore perché l’acquirente verifica condizioni, manutenzione effettuata e vita residua stimata. Questo stimola la compravendita di seconda mano, riducendo la domanda di nuovi articoli quando quelli esistenti funzionano ancora.
Tecnologie abilitanti: QR code, blockchain e RFID

Il QR code resta la soluzione più economica e immediata. Si stampa su etichetta o si incide sul prodotto. I consumatori lo scansionano con lo smartphone accedendo alle informazioni su server cloud. La semplicità però comporta limiti: i QR si deteriorano, vengono rimossi o copiati su prodotti contraffatti.
La tecnologia RFID offre maggiore resistenza. I tag si incorporano nei materiali durante la produzione, sopportando lavaggi, usura e tentativi di manomissione. La lettura non richiede visibilità diretta né illuminazione particolare. Gli impianti di riciclo automatizzato leggono centinaia di tag al secondo, smistando i prodotti in base alla composizione senza intervento manuale.
La blockchain garantisce l’immutabilità dei dati. Una volta registrate le informazioni su un lotto produttivo, nessuno le modifica retroattivamente. Diverse iniziative pilota nel settore moda e batterie testano soluzioni basate su Ethereum o Hyperledger, valutando costi e scalabilità. La gestione distribuita comporta però complessità tecniche rilevanti, soprattutto per le PMI senza competenze interne.
Servono anche piattaforme centralizzate. L’UE sviluppa EUDPP, un registro europeo che fungerà da punto di accesso unico. Le aziende caricheranno i dati qui, assegnando a ogni prodotto un identificativo univoco. I sistemi nazionali di controllo interrogheranno il database per verifiche a campione.
Come prepararsi all’obbligo: step per le aziende manifatturiere
La prima mossa consiste nel mappare i dati già disponibili. Molte aziende possiedono già parte delle informazioni richieste, distribuite tra ERP, PLM, sistemi qualità e documentazione tecnica. Serve centralizzare questi dati e individuare le lacune. I fornitori di secondo e terzo livello vanno coinvolti subito per raccogliere informazioni su materiali e processi che oggi restano opache.
Segue la digitalizzazione dei flussi produttivi. Se certe informazioni esistono solo su carta o nella memoria dei responsabili di reparto, vanno catturate in formato strutturato. Sensori IoT in linea possono tracciare automaticamente parametri come temperatura di lavorazione o percentuali di scarto, alimentando il DPP senza interventi manuali.
La scelta della tecnologia di marcatura dipende dal prodotto. Un’azienda tessile opterà per etichette NFC tessute nelle cuciture, mentre un produttore di elettrodomestici preferirà QR incisi sul telaio metallico. Serve valutare resistenza, costo unitario e compatibilità con i processi esistenti.
Sul fronte IT, bisogna decidere se sviluppare internamente le piattaforme o affidarsi a fornitori esterni. Diverse software house lanciano soluzioni dedicate con interfacce che permettono di caricare i dati e generare automaticamente i passaporti conformi. Le grandi aziende preferiscono soluzioni custom integrate con i sistemi legacy, mentre le PMI trovano più conveniente adottare servizi SaaS già pronti.
La formazione del personale chiude il cerchio. Chi lavora in ufficio tecnico, acquisti, qualità e logistica deve comprendere come funziona il sistema DPP e quali sono le proprie responsabilità nel mantenere aggiornate le informazioni. Errori o omissioni si traducono in sanzioni e blocchi alla commercializzazione.
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