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Regime di perfezionamento attivo: azzerare i dazi sull’import per l’export

Regime di perfezionamento attivo: merci pronte per essere esportate

Una delle principali criticità per le aziende manifatturiere, nel commercio su scala internazionale, riguarda il costo dei dazi sulle materie prime importate. Quando queste vengono utilizzate per produrre beni destinati all’esportazione, il pagamento dei diritti doganali può rappresentare un onere non necessario. Il regime di perfezionamento attivo nasce esattamente per consentire questo modo di operare.

Esso permette infatti alle imprese di sospendere, o evitare, il pagamento dei dazi su merci che verranno trasformate e successivamente riesportate. Comprendere il funzionamento di questo strumento è fondamentale per migliorare la competitività sui mercati esteri.

Come funziona la sospensione doganale per le aziende manifatturiere

Il regime di perfezionamento attivo è una procedura doganale che consente alle imprese di importare materie prime o semilavorati da Paesi extra-UE senza pagare immediatamente i dazi e l’IVA all’importazione. Lo si può sfruttare a condizione che tali beni vengano trasformati e successivamente esportati nuovamente al di fuori dell’Unione Europea.

La disciplina è contenuta nel Codice Doganale dell’Unione, il quale regola tutte le operazioni di frontiera all’interno del territorio europeo. Il meccanismo si basa su una sospensione dei diritti doganali. In sostanza, l’azienda non paga i dazi al momento dell’importazione, ma si impegna a riesportare i prodotti finiti entro un determinato periodo di tempo. Questo sistema è particolarmente vantaggioso per le imprese manifatturiere che operano su mercati internazionali, perché consente di ridurre i costi di produzione; migliorare la competitività dei prodotti esportati e ottimizzare i flussi di cassa.

Il regime di perfezionamento attivo si applica a numerosi settori, tra cui meccanica; tessile; chimica e automotive. È uno strumento strategico, soprattutto per le aziende che lavorano su commessa o producono esclusivamente per i mercati esteri.

La differenza tra regime di perfezionamento attivo e passivo

L’esistenza del regime di perfezionamento attivo, di cui stiamo scrivendo, implica quella di un regime cosiddetto di perfezionamento passivo. Nell’attivo, l’azienda importa materie prime da Paesi non membri dell’Unione Europea. Dopodiché, le lavora all’interno del territorio comunitario e, infine, esporta fuori dai confini della UE il prodotto finito. Il beneficio consiste nella sospensione, se non proprio nell’esenzione, dei dazi sulle merci importate.

Nel perfezionamento passivo, invece, il processo è inverso. L’impresa esporta temporaneamente beni dall’UE verso Paesi terzi, al fine di farli lavorare o trasformare in loco, per poi reimportarli. In questo caso, i dazi vengono applicati solo sul valore aggiunto all’estero. La differenza principale riguarda quindi la direzione del flusso. Mentre il regime di perfezionamento attivo si applica sulle importazioni destinate alla riesportazione, il perfezionamento passivo è relativo alle esportazioni temporanee seguite da reimportazione.

Entrambi gli strumenti servono a ridurre il carico doganale. I modelli produttivi a cui si applicano, però, sono considerevolmente differenti. La scelta tra i due dipende dalla struttura della filiera produttiva, oltre che dalla localizzazione delle attività di lavorazione.

Requisiti economici per ottenere l’autorizzazione doganale

Per accedere al regime di perfezionamento attivo e sfruttarne i benefici, l’azienda deve ottenere un’autorizzazione da parte dell’autorità doganale competente. In Italia, si tratta dell’apposita Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Uno degli aspetti fondamentali per poter rientrare tra chi può servirsi del perfezionamento attivo riguarda i requisiti economici. L’autorità valuta se l’utilizzo del regime è giustificato dal punto di vista economico-finanziario e se non danneggia i produttori europei.

In particolare, vengono considerati:

  • natura delle merci importate;
  • tipo di lavorazione effettuata;
  • il mercato di destinazione dei prodotti, una volta che saranno finiti e lavorati;
  • l’impatto sulla concorrenza interna all’UE.

L’azienda deve dimostrare che l’uso del regime di perfezionamento attivo è necessario per mantenere la competitività e che non esistono alternative equivalenti all’interno del mercato europeo. Ciò non è sempre facile e si può correre il rischio di restare fuori per la non sussistenza di questo requisito. Oltre agli impatti economici, vengono valutati anche aspetti organizzativi, come la capacità di gestire correttamente le operazioni doganali e di tenere una contabilità adeguata delle merci, chiara e trasparente.

Procedura di rilascio dell’autorizzazione: le fasi

FaseDescrizione
Presentazione della domandaL’azienda invia la richiesta all’autorità doganale competente con tutte le informazioni sul processo produttivo
Analisi dei requisiti economiciVerifica dell’impatto sull’economia europea e della necessità del regime
Valutazione tecnicaControllo della capacità dell’azienda di gestire il regime e la tracciabilità delle merci
Rilascio dell’autorizzazioneApprovazione formale con indicazione delle condizioni operative
Monitoraggio e controlliVerifica periodica del rispetto delle condizioni autorizzate

La procedura di rilascio dell’autorizzazione doganale e il permesso di continuare a fregiarsene sono due aspetti essenziali per poter operare in regime di perfezionamento attivo. Nella tabella, sono evidenziate le fasi di ottenimento e mantenimento del permesso di farne uso.

Il tasso di rendimento: la dichiarazione di quanto scarto si produce in lavorazione

Un elemento tecnico molto rilevante del regime di perfezionamento attivo è quello che si definisce tasso di rendimento. Il parametro indica il rapporto tra la quantità di materie prime importate e quella dei prodotti finiti ottenuti.

L’azienda deve sostanzialmente dichiarare quanta parte delle merci importate viene effettivamente trasformata in prodotto esportabile e quanta diventa scarto o residuo. Ad esempio, in un processo industriale può essere normale che una percentuale delle materie prime venga persa durante la lavorazione. Il tasso di rendimento serve proprio a quantificare tale perdita.

Questo dato è importante perché consente all’autorità doganale di verificare la coerenza tra le quantità importate e quelle riesportate. Eventuali scostamenti significativi possono generare controlli o contestazioni. Nel contesto del regime di perfezionamento attivo di cui stiamo scrivendo, dichiarare correttamente il tasso di rendimento è essenziale, al fine di garantire la trasparenza delle operazioni e mantenere la validità dell’autorizzazione.

L’appuramento del regime di perfezionamento attivo: esportare entro la scadenza

Tra gli obblighi del regime di perfezionamento attivo vi è l’appuramento, ovvero la chiusura corretta del regime doganale. L’azienda deve dimostrare che le merci importate sono state effettivamente trasformate, ed esportate, entro i termini stabiliti nell’autorizzazione. Questo periodo può variare in base al tipo di lavorazione e al settore industriale. Se l’esportazione non avviene entro la scadenza, l’azienda è tenuta a pagare interamente i dazi e le imposte sospese, maggiorate di eventuali sanzioni.

L’appuramento richiede una gestione accurata della documentazione. Occorre compilare regolarmente, e in tutte le loro parti, dichiarazioni doganali di importazione; registri di lavorazione e documenti di esportazione. La tracciabilità delle merci è fondamentale. Bruxelles ha addirittura creato un passaporto digitale per i prodotti circolanti nel vecchio continente, proprio per seguirne meglio il percorso dalla produzione alla vendita. Ogni fase del processo deve essere documentata, nel regime di perfezionamento attivo, per dimostrare la corretta applicazione della normativa.

La sospensione dei dazi rappresenta un danno economico per l’Unione Europea. Per tal motivo, i controlli sono certosini e puntuali.

La garanzia fideiussoria a copertura dei dazi sospesi

Vi è un ulteriore requisito per poter beneficiare del regime di perfezionamento attivo. Chi se ne serve deve prestare una garanzia fideiussoria, a favore dell’autorità doganale. Questa serve a coprire l’importo dei dazi e delle imposte sospese durante il periodo in cui le merci sono sotto il regime. In caso di mancato rispetto delle condizioni – per esempio, qualora non si verificasse alcuna esportazione, per qualsivoglia motivo – l’autorità potrebbe escutere la garanzia.

La fideiussione può essere fornita sotto forma di garanzia bancaria; polizza assicurativa o deposito cauzionale. L’importo dipende da un insieme di fattori. I più rilevanti sono il valore delle merci importate e i diritti doganali potenzialmente dovuti. Dal punto di vista finanziario, la gestione della garanzia è un aspetto importante del regime di perfezionamento attivo, perché incide sulla liquidità aziendale. Tuttavia, il beneficio derivante dalla sospensione dei dazi spesso compensa ampiamente questo vincolo.

Il regime di perfezionamento attivo, di fatto, rappresenta uno strumento strategico tutt’altro che trascurabile per le imprese orientate all’export. Se gestito correttamente consente di ridurre considerevolmente i costi; migliora la competitività e contribuisce all’ottimizzazione della gestione finanziaria delle operazioni internazionali.

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