Il 2020 è stato l’anno d’oro dei marketplace

Il report di Marketplace Pulse analizza l'anno di maggior successo per i venditori e i marchi che hanno effettuato transazioni attraverso un marketplace

Il 2020 è stato l’anno migliore per i marketplace da oltre un decennio. La crescita dell’eCommerce con la sua accelerazione da record, ha determinato per i marketplace un beneficio costante. Complessivamente, è stato l’anno di maggior successo anche per i venditori e i marchi che hanno effettuato transazioni attraverso un marketplace.

Non fa eccezione Amazon, nonostante si tenda a definire il suo marketplace spesso ostile, inaffidabile e imprevedibile, sono molte le imprese che sono riuscite a costruire business scalabili su di esso con la nascita altresì di molte aziende di software e servizi collaterali nati proprio per accompagnare i brand nell’abilitazione della vendita su Amazon. E più recentemente, un aumento degli investitori che stanno finanziando e acquisendo quelle imprese. Senza scartare gli aspetti negativi, è fondamentale notare la crescita dei venditori, il numero di marchi lanciati, e nondimeno l’incremento dei volumi di transazioni o Gross Merchandise Volume (GMV).

Il marketplace di Amazon ha aggiunto l’intero valore delle vendite di eBay al suo GMV quest’anno. Nel 2020, i venditori di Amazon hanno venduto prodotti per un valore stimato di 295 miliardi di dollari, rispetto ai 200 miliardi del 2019. Le vendite di Amazon sono state di 180 miliardi di dollari. Per GMV totale di 475 miliardi di dollari, secondo le prime e approssimative stime basate sulle informazioni di Amazon.

Il venditore Amazon è ora nella sua terza forma. Il venditore Amazon 1.0 era un rivenditore. La pubblicità su Amazon e le marche private label hanno creato il venditore Amazon 2.0. Il venditore attuale – il venditore Amazon 3.0 – sta costruendo marchi Amazon-nativi, vendendo intenzionalmente multi-canale, guidando il traffico verso il marketplace, e investendo nel social commerce. Di base, i meccanismi della macchina Amazon rimangono gli stessi, ma il venditore ha dovuto evolversi per creare più valore e differenziarsi dalla concorrenza.

Vincitori e perdenti del mercato

Dal boom dell’eCommerce durante la pandemia, alcuni marketplace ne hanno tratto grande beneficio, alcuni si sono preparati per il futuro, mentre altri sono stati colti impreparati a reagire. Etsy, Walmart, Amazon e, in una certa misura, Target sono stati i quattro vincitori del mercato. Ognuno è cresciuto nelle vendite per ragioni diverse, tutti hanno aggiunto più venditori e rafforzato la loro quota di mercato. Etsy ha fatto crescere l’offerta per rispondere all’enorme aumento della domanda.

Target è cresciuto più velocemente, ma la sua piccola base di venditori solo su invito rende difficile il confronto con marketplace molto più grandi. Amazon non ha aumentato la sua quota di mercato quest’anno – è cresciuta più lentamente della maggior parte dei rivenditori e dei marketplace, in parte perché è più grande della maggior parte e perché alcuni problemi di adempimento all’inizio dell’anno hanno mandato molti acquirenti verso i suoi rivali. L’azienda nei primi mesi della pandemia ha cercato di concentrare le sue operazioni e, quindi, anche la spesa dei consumatori, sugli articoli essenziali e ad alta richiesta. Ma questo, ha evidenziato una vulnerabilità delle operazioni di logistica e stoccaggio.

Google Shopping, Wish ed eBay sono stati invece i tre “perdenti”. eBay ha avuto due trimestri consecutivi di crescita, ma è improbabile che mantenga lo slancio. Wish ha avuto tempi di spedizione lenti perché si basa su venditori con sede in Cina, e la sua crescita delle vendite nel terzo trimestre era in ritardo rispetto agli altri. Google Shopping non ha fatto nessuna mossa degna di nota nel tentativo di diventare un canale di eCommerce – è rimasto uno spettatore che alimenta gli annunci “top-of-the-funnel”.

Il report di Marketplace Pulse, disponibile cliccando qui “Marketplaces Year in Review 2020” si concentra su questi sette attori del mercato. Tutti i dati sono stati raccolti dalla società di ricerca, mentre i dati finanziari provengono dai guadagni trimestrali delle aziende.