Come il divario di genere sta creando luoghi di lavoro tossici

Un nuovo studio rivela come il divario di genere non solo influisce sul reddito potenziale delle donne, ma crea anche luoghi di lavoro tossici.

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Dopo anni durante i quali abbiamo sentito dire che le donne hanno bisogno di buttarsi a capofitto verso il posto di lavoro che desiderano per ottenere infine ruoli dirigenziali, Sheryl Sandberg, l’attuale direttrice operativa di Facebook, afferma che è tempo che anche le aziende facciano lo stesso.

Cosa vuol dire Sandberg?

In un editoriale scritto sul Wall Street Journal e pubblicato lo scorso martedì, Sandberg ha scritto che per oltre 30 anni le donne hanno conseguito più lauree rispetto agli uomini,  con votazioni più alte, eppure rimangono ancora sottorappresentate in tutte le classifiche organizzative. Questi risultati sono emersi dall’edizione 2018 dell’indagine Women in the Workplace, condotta dall’organizzazione di Sandberg Lean In e dalla società di ricerca McKinsey, che esamina le esperienze di oltre 64.000 dipendenti e 279 aziende statunitensi.

Nonostante le aziende si siano impegnate a favore della diversità di genere, i dati mostrano che i progressi si sono invece fermati.

“Se le aziende continuano ad assumere e promuovere donne a manager ai tassi attuali, il numero di donne nella gestione aumenterà di un semplice punto percentuale nei prossimi 10 anni“, ha dichiarato Sandberg. Oggi gli uomini detengono la maggior parte dei posti di lavoro in posizioni dirigenziali, con il 62% contro il 38% delle donne.

I dati del rapporto

Il rapporto evidenzia anche come gli squilibri di genere, all’interno di un’organizzazione o di una società, finiscono inevitabilmente per influenzarne la cultura.
Quando le donne sono trascurate ad esempio per le promozioni di lavoro, quegli uffici tendono a diventare più tossici. Più della metà delle donne in ruoli di alto livello, ovvero il 55%, riferisce di essere stata molestata sessualmente nel corso della propria carriera.
Rispetto agli uomini, le donne hanno anche tre volte più probabilità di essere sottoposte a pressioni per fornire prove aggiuntive a dimostrazione della loro competenza nel loro lavoro, in particolare quando sono le uniche donne nella stanza.

Anche l’impegno delle aziende per la diversità di genere sembra essere calato, invece di aumentare. Secondo lo studio, solo l’84% delle aziende intervistate ha dichiarato di privilegiare la diversità di genere, rispetto al 90% del 2017. Inoltre, i dipendenti che credono che le loro aziende siano impegnate nella diversità di genere sono scesi al 45% dal 56% del 2017.

Per le aziende che vogliono affrontare la disparità di genere nei loro luoghi di lavoro, la relazione suggerisce anche alcuni punti di attacco. In primo luogo, è necessario ottenere le basi giuste, il che significa che le donne devono impostare i propri obiettivi di target, ma anche tenere traccia dei propri progressi e tener conto delle persone, soprattutto se queste non vengono soddisfatte. Poi è doveroso assicurarsi che le pratiche di assunzione e di promozione siano giuste e incoraggino anche i manager ad essere “campioni della diversità”. Si possono infatti guardare le politiche del lavoro e verificare se si sta offrendo abbastanza flessibilità per aiutare i dipendenti ad adattarsi al lavoro nella loro vita.

Se le aziende iniziano ad assumere e promuovere donne e uomini a manager a parità di tassi, possiamo quasi chiudere il divario di genere nella gestione negli stessi 10 anni. Questa è una grande opportunità”, ha dichiarato speranzosa la Sandberg.