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La tecnologia come motore del mutamento sociale

La tecnologia come motore del mutamento sociale

Chi conosce lo studio della sociologia sa bene che vi sono profonde e radicali differenze tra la ricerca empirica statunitense e la teoria sociale più marcatamente europea. Sappiamo bene come vi siano distanze e divergenze sostanziali tra la “ricerca amministrativa” e una teoria critica, dove trova spazio almeno una prospettiva fondamentale, quella della Scuola di Toronto. 

Si tratta di un caso piuttosto singolare e unico, in quanto i suoi esponenti più conosciuti sono tanto famosi presso il pubblico dei non addetti ai lavori, quanto sovente fonte di controversie discussioni all’interno della comunità scientifica e specifica di riferimento. Una figura su tutte è esplicativa per darci la dimensione di questa problematica: si tratta del massmediologo e sociologo Marshall McLuhan. Infatti la Scuola di Toronto vede la sua figura centrale proprio in McLuhan, al quale vanno affiancati Harold Innis e Derrick de Kerckhove, in genere considerati maestro e discepolo di McLuhan. 

Le basi di partenza di questi autori possono essere riassunte in un approccio allo studio dei media caratterizzato da una componente fortemente interdisciplinare. L’attenzione nei confronti dei più disparati mezzi di comunicazione sono qui concepiti come “ambiente ecologico umano”, ma soprattutto in una decisa tendenza a considerare la tecnologia (della comunicazione, ma non solo) come una variabile indipendente nello studio dei processi di mutamento sociale. 

Qui la tecnologia viene vista come il motore effettivo del mutamento, come una forza autonoma, che sarà capace di spingere la società in una direzione piuttosto che in un’altra, quando non addirittura capace di determinare la direzione del mutamento. Ciò che rende quindi la Scuola di Toronto unica nel suo modello e nel campo degli studi, è una capacità di analizzare e descrivere la società del secondo dopoguerra, i mutamenti, le ansie e le caratteristiche peculiari, che oggi tutti noi ben conosciamo e studiamo, in ambito sociologico e di fenomenologia dei nuovi media. 

Il lavoro svolto da McLuhan e da de Kerckhove è un approccio adeguato, anche se non sempre di facile comprensione, per analizzare e discutere dei media che andranno a imporsi durante gli anni settanta e ottanta del secolo scorso. Al di là degli scritti di questi importanti autori, la Scuola di Toronto ha esercitato una netta influenza piuttosto estesa e non sempre riconosciuta, in numerosi studiosi di estrazione molto diversa tra loro. Tra questi si possono annoverare nomi del calibro di Eric Havelock, Jack Goody, Walter Ong, Neil Postman. Innis ad esempio studia l’evoluzione storica della civiltà collegandola allo sviluppo delle tecnologie della comunicazione. 

Ogni tecnologia specifica porta con sé una tendenza, verso una specifica organizzazione delle forme espressive del sapere, che a loro volta condizionano le strutture politiche, economiche della società in cui coesistono. Queste tendenze possono quindi favorire una trasmissione di conoscenza la quale predilige e favorirà la dimensione dello spazio o quella del tempo. Ed è qui che diventa specifico e settoriale lo studio, visto che le tendenze delle diverse tecnologie della comunicazione possono determinare il risultato stesso del percorso di studio e di conoscenza. Viene effettuato uno studio anche sui materiali come il papiro e l’argilla, per indicare il modello e il metodo adottato dai popoli antichi per sviluppare la comunicazione di leggi, saperi e conoscenze. 

Gli attuali mezzi di comunicazione digitale potrebbero quindi rappresentare, da questo punto di vista, il massimo della trasportabilità e della volatilità. Pensiamo ad esempio a libri o ad altri materiali didattici o ludici, privi di alcun supporto fisico. L’esempio più evidente in campo videoludico potrebbe essere quello del cloud gaming e del browser gaming. In entrambi i casi infatti il supporto fisico è praticamente assente e il gioco gira unicamente sui software e sulle app di gioco. Gli esempi in questo caso si sprecano, ma tutto è partito dalla tendenza del gambling online, con i casino online che hanno avuto il loro momento, prima ancora che gli smartphone e i tablet divenissero così diffusi e utilizzati come strumenti di svago, divertimento e relax. 

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