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Indice di liquidità: cos’è e come calcolarlo

Indice di liquidità: cos’è e come calcolarlo

Parlare di realtà aziendali non significa solamente valutarne le attività, le capacità e i successi conseguiti nell’arco del tempo. Significa anche conoscerne l’indice di liquidità, solitamente intesa come il quantitativo di capitali o mezzi liquidi di cui dispone per finanziare i propri investimenti, gestire le proprie spese ecc.

Si tratta in realtà di qualcosa di molto più complesso, comunque strettamente connesso agli impegni finanziari che detta un’azienda ha deciso di onorare attraverso accordi e contratti. E questo naturalmente si riflette sull’equilibrio di risorse monetarie di cui essa dispone.

Va da sé che tale equilibrio può dirsi raggiunto nel momento in cui l’azienda si ritrova a dover affrontare delle uscite di cassa senza alcun terremoto finanziario di sorta. Poiché le risorse a propria disposizione, le future entrate messe in preventivo in maniera certa e altri tipi di fonti possono sopperire a tali uscite.

Passiamo a vedere adesso più da vicino cosa intendiamo quando parliamo di indice di liquidità in campo aziendale.

Indice di liquidità tipologie

Indice di liquidità primaria e secondaria, quali differenze?

Partiamo col dire che per capire se siamo di fronte a una realtà aziendale ben equilibrata dal punto di vista economico bisogna tenere presenti alcuni parametri.

Il primo fra questo è senz’altro una proiezione futura. Detto altrimenti, un’azienda può definire la stabilità delle proprie fondamenta in base ai risultati ottenuti nei mesi precedenti. Se non ci sono state cattive sorprese o problemi di sorta, sarà più semplice verificare lo stato di salute nei mesi successivi in modo da poter assorbire eventuali perdite.

Abbiamo parlato di mesi, dunque il secondo parametro da considerare è senz’altro il confine temporale. Andare oltre le probabilità di un anno può essere un azzardo, pertanto è meglio mantenere un profilo basso e accorto.

Inoltre, dobbiamo sempre considerare che il nostro giudizio sull’indice di liquidità è valido nel momento in cui viene espresso. Poiché è suscettibile di variazioni nel breve o lungo termine, magari trasformandosi in un’insolvenza. Di conseguenza, qualunque programma progettuale va ridimensionato all’occorrenza.

Andando più nello specifico, il calcolo della liquidità diventa un argomento a sé stante nel momento in cui lo si vuole includere nel quadro economico o nella situazione patrimoniale di un’impresa. Il primo infatti si riferisce puramente al rapporto fra spese e ricavi. Il secondo all’equilibrio costituito fra l’uso di risorse proprie e risorse terze.

Nel campo dell’indice di liquidità aziendale invece dobbiamo considerare due tipologie. Una primaria detta quick ratio e una secondaria detta current ratio.

La quick ratio rivela il valore della liquidità disponibile mettendo in rapporto attività disponibili (titoli, crediti) e debiti (o passività) che stanno per scadere nel breve termine o comunque non oltre un anno. Inutile dire che il valore del primo non dovrà superare mai il secondo se non ci si vuole trovare in cattive acque.

Con la current ratio invece somma attività disponibili a quelle realizzabili (merce, materie prime e tutto ciò che è convertibile in denaro) in rapporto con i debiti a breve termine. Il valore che ne deriva è di sicura importanza, poiché permette di tenere più sotto controllo le eventuali uscite di denaro. A meno che non se ne prospettino di molto significative, ovviamente.

Come calcolare l'indice di liquidità

Calcolo dell’indice di liquidità e perché è importante

Abbiamo appurato come il calcolo dell’indice di liquidità possa riassumersi in due semplici formule. Che si tratti cioè di quick ratio o di current ratio a seconda dei casi.

Nel primo caso: liquidità disponibili / debiti a breve termine. Nel secondo caso: liquidità disponibili + liquidità di scorta / debiti a breve termine.

Questi calcoli sono di vitale importanza per un’azienda, soprattutto quando questa si trova in stato di crisi. Il calcolo è solitamente riservato all’Agenzia delle Entrate la quale può valutare la pronuncia di una rateizzazione nel caso in cui un debito superi i 60 mila euro.

In questo senso è opportuno conoscere le varie probabilità di risultato dell’indice di liquidità, che possono essere pari a uno, maggiore di uno o minore di uno.

Quando l’indice di liquidità ottenuto dal calcolo è pari a uno significa sostanzialmente che la disponibilità di risorse è pari al debito da coprire. Contrariamente a quanto si può credere, questo evidenzia uno stato di salute soddisfacente. L’azienda infatti può disporre dei liquidi necessari in banca, nelle proprie casse o sotto forma di crediti a breve.

Di conseguenza, un calcolo che risulti con un rapporto maggiore di uno evidenzia un’ottima condizione economica. In questo caso infatti le liquidità disponibili per l’azienda superano di molto i debiti da onorare. E questo permette senz’altro un maggiore investimento nelle future progettualità.

Viceversa, un rapporto minore di uno è testimone di una situazione alquanto critica. L’azienda di ritrova infatti a dover fronteggiare una mole di debiti che supera le proprie possibilità. E pertanto si richiederà la misura messa in preventivo dall’Agenzia delle Entrate di rateizzare il pagamento di tali passività.

Questo naturalmente rischia di segnare in maniera significativa i futuri impegni di un’impresa. Ogni investimento dovrà essere studiato in maniera attenta onde evitare ulteriori scossoni che possano far precipitare la situazione in una crisi ancora più complicata da gestire.