Preparare il bilancio di sostenibilità significa raccogliere e organizzare i dati ambientali già durante l’autunno, senza aspettare la chiusura dell’esercizio. Per le imprese, monitorare consumi energetici, emissioni, rifiuti e utilizzo delle risorse richiede un lavoro coordinato. Questo impegno deve coinvolgere diversi reparti aziendali. Anticipare tali attività consente di ridurre gli errori, individuare eventuali lacune informative e arrivare alla fase di rendicontazione con dati verificabili.
La crescente attenzione alla sostenibilità da parte di clienti, fornitori, investitori e istituti finanziari rende queste informazioni rilevanti anche sul piano commerciale. Un bilancio di sostenibilità ben preparato diventa strumento di trasparenza e supporto concreto alle strategie di marketing, al posizionamento aziendale e allo sviluppo delle relazioni B2B.
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L’anticipo delle tempistiche per la rendicontazione ESG
La raccolta delle informazioni ambientali, sociali e di governance richiede tempo, responsabilità definite e criteri di misurazione coerenti. Per molte imprese, l’autunno rappresenta il momento ideale per verificare quali dati siano già disponibili, individuare quelli mancanti e impostare un processo di rendicontazione più strutturato.
Anticipare il lavoro permette innanzitutto di confrontare i risultati dei primi nove mesi con quelli dell’esercizio precedente. Un’azienda verifica se i suoi consumi elettrici sono aumentati, se la produzione di rifiuti è diminuita oppure se gli interventi di efficientamento energetico hanno prodotto benefici misurabili. Queste informazioni possono essere utilizzate per individuare anomalie, correggere le modalità di raccolta dei dati e programmare eventuali interventi prima della chiusura dell’anno.
È importante, tuttavia, distinguere la necessità organizzativa di prepararsi per tempo dagli obblighi normativi effettivamente applicabili. La direttiva europea CSRD e gli European Sustainability Reporting Standards, o ESRS, hanno subito modifiche nell’ambito del pacchetto di semplificazione europeo. Nel luglio 2026 la Commissione europea ha adottato standard ESRS rivisti e un riferimento volontario per le imprese più piccole, con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi.
Al momento di definire il proprio percorso di rendicontazione, ciascuna azienda deve verificare il quadro normativo aggiornato, il proprio eventuale assoggettamento agli obblighi e le disposizioni applicabili. Per le imprese non obbligate, la rendicontazione volontaria può comunque rappresentare una scelta strategica.
Il bilancio di sostenibilità può inoltre diventare uno strumento di pianificazione interna. I dati raccolti non servono soltanto a descrivere i risultati raggiunti, ma aiutano a definire obiettivi futuri, valutare gli investimenti e individuare opportunità di risparmio. Per ottenere questi benefici, è fondamentale iniziare la preparazione quando l’anno è ancora in corso, così da avere il tempo necessario per verificare le informazioni e coinvolgere le funzioni aziendali interessate.
Perché non si può attendere il nuovo anno per iniziare a misurare i dati
Rimandare la raccolta dei dati ambientali a gennaio crea difficoltà operative e compromette la qualità del bilancio di sostenibilità. Alcune informazioni sono distribuite tra documenti diversi, archivi amministrativi, sistemi di gestione e fornitori esterni. Ricostruire a posteriori un intero esercizio richiederà lunghe e numerose verifiche, soprattutto se l’azienda non dispone di procedure uniformi per registrare i consumi o classificare i rifiuti.
Un esempio riguarda le bollette energetiche. Se le fatture sono disponibili soltanto per alcuni mesi, oppure riportano periodi di consumo che non coincidono con l’anno solare, il reparto amministrativo dovrà riconciliare i dati e stabilire criteri coerenti per attribuire i consumi all’esercizio corretto. Lo stesso problema può presentarsi con i carburanti utilizzati dai mezzi aziendali, i rifornimenti dei generatori o i gas refrigeranti impiegati negli impianti di climatizzazione.
Iniziare in autunno permette di controllare la completezza delle informazioni e chiedere tempestivamente eventuali integrazioni. Se la chiusura dell’esercizio non coincide con l’inizio del lavoro, ma con la fase conclusiva di un processo già avviato, si opera in maniera più celere ed efficace. La raccolta anticipata consente anche di identificare i problemi metodologici. Se, per esempio, uno stabilimento ha modificato il sistema di contabilizzazione dell’energia, oppure ha introdotto nuovi macchinari, è opportuno verificare che i dati siano confrontabili con quelli degli anni precedenti.
Portare avanti un monitoraggio periodico aiuta a evitare stime eccessive o non documentate. Quando i dati vengono registrati con regolarità, diventa più semplice distinguere i valori effettivi da quelli stimati. Il risultato è un bilancio di sostenibilità più affidabile, utile sia per la comunicazione esterna sia per le decisioni operative. Il principio da seguire è semplice: raccogliere le informazioni durante l’anno, verificarle prima della chiusura e documentare i criteri utilizzati.
Le pressioni lungo la catena di fornitura da parte delle grandi imprese clienti
Il bilancio di sostenibilità è importante anche per le aziende non direttamente soggette a obblighi di rendicontazione. Le grandi imprese possono richiedere ai propri fornitori informazioni sulle prestazioni ambientali, sulle emissioni, sull’utilizzo delle risorse e sulle politiche adottate per ridurre gli impatti delle attività produttive. Per una PMI che opera nel mercato B2B, la capacità di fornire dati attendibili incide sensibilmente sulla qualità della relazione commerciale e sulla partecipazione a gare o procedure di qualifica.
Le richieste assumeranno forme diverse. Un cliente industriale potrebbe domandare il consumo energetico associato alla produzione di un componente; informazioni sui materiali impiegati; la quantità di rifiuti generati oppure indicazioni sulle emissioni di gas serra. In altri casi, sarà necessario compilare questionari di sostenibilità, fornire certificazioni o documentare specifiche iniziative di efficientamento.
Queste informazioni non sono sempre disponibili nei normali sistemi amministrativi. Un’azienda può conoscere il costo complessivo dell’energia senza disporre immediatamente dei consumi espressi in kilowattora. Allo stesso modo, conoscerà magari il costo dello smaltimento dei rifiuti senza avere una classificazione aggiornata delle quantità per tipologia. La preparazione del bilancio di sostenibilità aiuta a trasformare questi dati frammentati in indicatori più precisi e riutilizzabili.
È importante non confondere le richieste commerciali con gli obblighi previsti dalla normativa. Le informazioni che un cliente può domandare dipendono dal rapporto contrattuale, dalle esigenze di rendicontazione e dalle regole applicabili. Il quadro europeo aggiornato prevede misure per limitare, in determinati casi, le richieste di informazioni lungo la catena del valore alle imprese più piccole. Per questo motivo, le piccole e medie imprese dovrebbero verificare il contenuto delle richieste ricevute e concordare modalità di risposta proporzionate, senza produrre documentazione superflua.
Quali metriche ambientali tracciare immediatamente
Per preparare un bilancio di sostenibilità utile, l’impresa deve individuare gli indicatori ambientali più rilevanti. Non tutte le aziende hanno lo stesso impatto: un’impresa manifatturiera dovrà monitorare soprattutto energia, emissioni, acqua e rifiuti di produzione. Una società commerciale si concentrerà sui consumi degli uffici, sulla logistica, sugli imballaggi e sui trasporti.
Il primo passo consiste nel definire il perimetro della misurazione. Occorre chiarire quali sedi, stabilimenti, magazzini, veicoli e attività siano inclusi nel monitoraggio, evitando di mescolare dati relativi a unità organizzative diverse senza criterio. È utile predisporre un inventario delle fonti informative, indicando per ogni indicatore il documento di riferimento, l’unità di misura, il responsabile della raccolta e la frequenza di aggiornamento.
Tra le metriche da considerare rientrano:
- consumi di elettricità, gas e combustibili;
- emissioni dirette e indirette di gas serra;
- quantità di rifiuti prodotti e loro destinazione;
- consumi idrici e impiego di materie prime.
A seconda del settore, possono essere rilevanti anche:
- perdite di refrigeranti;
- scarichi;
- imballaggi immessi sul mercato;
- impatti connessi al trasporto delle merci.
Per rendere i dati confrontabili, è consigliabile affiancare ai valori assoluti alcuni indicatori di intensità. Misurare i chilogrammi di rifiuti per unità prodotta oppure i consumi energetici per ora di funzionamento dei macchinari aiuta a capire se le prestazioni migliorano anche quando aumentano i volumi di attività. È bene riportare valore, periodo di riferimento, fonte, metodo di calcolo ed eventuale presenza di stime su una tabella di monitoraggio. Quando vengono utilizzati fattori di conversione per trasformare i consumi in emissioni, occorre conservare le fonti e le versioni utilizzate, in modo da rendere il calcolo ripetibile.
Il calcolo puntuale dei consumi energetici e delle emissioni dirette
I consumi energetici rappresentano una delle prime aree da esaminare durante la preparazione del bilancio di sostenibilità. L’azienda dovrebbe raccogliere le informazioni relative all’elettricità acquistata, al gas naturale, ai combustibili utilizzati nei processi produttivi e ai carburanti consumati dai mezzi di proprietà o sotto il proprio controllo operativo. È utile distinguere le diverse fonti, perché ciascuna contribuisce in modo differente al profilo energetico e alle emissioni dell’organizzazione.
Per l’elettricità, la fonte principale è generalmente costituita dalle bollette e dai dati dei contatori. Per il gas e gli altri combustibili possono essere utilizzate fatture, registri di approvvigionamento e sistemi interni di monitoraggio. Nei siti industriali, i contatori dedicati alle singole linee produttive forniscono informazioni più dettagliate e aiutano a individuare gli impianti che assorbono più energia.
Le emissioni Scope 1 comprendono gli scarti diretti derivanti da fonti possedute o controllate dall’organizzazione. Possono includere, per esempio, la combustione di gas in caldaie aziendali, il carburante consumato da veicoli controllati dall’impresa e le eventuali perdite di gas refrigeranti dagli impianti. Queste emissioni devono essere distinte da quelle Scope 2, associate all’energia acquistata, e da quelle Scope 3, legate ad altre attività della catena del valore.
Il calcolo richiede di trasformare i dati di attività in quantità di gas serra, generalmente espresse in tonnellate di CO₂ equivalente. A questo scopo si utilizzano fattori di emissione appropriati alla fonte energetica, al combustibile, al periodo e al contesto geografico. Per rendere il risultato verificabile, è necessario conservare i dati originali, le fonti dei fattori di emissione, le formule e le eventuali assunzioni. Per evitare errori, è opportuno confrontare i consumi con quelli dell’anno precedente e verificare le variazioni più significative. Un aumento potrebbe essere dovuto a una maggiore produzione, a un inverno più freddo, a nuovi impianti o a inefficienze da correggere.
Il semplice aumento delle emissioni assolute non permette, da solo, di capire se la prestazione energetica sia peggiorata. Occorre considerare anche i volumi di attività e gli indicatori di intensità.
La Global Reporting Initiative ha pubblicato, nel 2025, i nuovi standard GRI 102 sul clima e GRI 103 sull’energia. La loro applicazione è prevista per i report pubblicati a partire dal 2027. Le imprese che utilizzano il framework GRI dovrebbero quindi controllare le disposizioni aggiornate, prima di definire aggiornamenti e modifiche alla propria metodologia.
La gestione dei rifiuti aziendali e le pratiche di economia circolare nel bilancio di sostenibilità
La gestione dei rifiuti è un’altra area da monitorare fin dall’autunno. Al fine di preparare un bilancio di sostenibilità completo, non basta conoscere la spesa sostenuta per il servizio di smaltimento. È infatti necessario raccogliere informazioni sulle quantità generate, sulle tipologie di rifiuto e sulle modalità di trattamento.
Il punto di partenza è una classificazione coerente dei flussi. La distinzione permette di capire quali materiali siano recuperabili, dove si concentrino gli sprechi e quali processi vadano migliorati. I dati possono provenire dai formulari e dai registri previsti dalla normativa applicabile, dai documenti dei gestori autorizzati e dalle registrazioni interne.
È utile tenere traccia delle quantità in unità confrontabili, preferibilmente in chilogrammi o tonnellate, distinguendo quando possibile il materiale destinato al riutilizzo, al riciclo, al recupero energetico e allo smaltimento. Le categorie e i metodi di rendicontazione devono essere descritti con precisione: non è corretto considerare automaticamente riciclato tutto ciò che viene raccolto separatamente, perché la destinazione effettiva dipende dal trattamento successivo.
Il monitoraggio va collegato alle pratiche di economia circolare. In un magazzino, per esempio, si può ridurre il consumo di cartone standardizzando gli imballaggi e scegliendo scatole adeguate alle dimensioni dei prodotti. In produzione, invece, si possono analizzare gli scarti di lavorazione per individuare cause ricorrenti e valutare se una parte dei materiali sia riutilizzabile internamente o recuperabile da operatori specializzati.
Un indicatore utile è la quantità di rifiuti generati per unità prodotta, o per fatturato, purché il denominatore sia scelto con criterio e mantenuto coerente nel tempo. È inoltre importante documentare i cambiamenti organizzativi che spiegano un miglioramento: per esempio, l’introduzione di imballaggi riutilizzabili o la revisione dei processi di taglio dei materiali.
Lo standard GRI 306, dedicato ai rifiuti, offre riferimenti per rendicontare gli impatti e le modalità di gestione dei flussi. Le imprese possono utilizzarlo come supporto per individuare le informazioni pertinenti, verificando l’edizione applicabile e la coerenza con gli altri standard scelti. Il valore del monitoraggio non si limita alla comunicazione. Una migliore gestione dei rifiuti può ridurre i costi di acquisto delle materie prime, gli oneri di smaltimento e le inefficienze produttive. Se questi risultati sono misurati con indicatori chiari, il bilancio di sostenibilità può dimostrare in che modo le iniziative ambientali contribuiscano anche alla competitività aziendale.
Bilancio economico tradizionale e bilancio di sostenibilità: similitudini e differenze
| Aspetto | Bilancio economico tradizionale | Metriche del bilancio di sostenibilità |
|---|---|---|
| Obiettivo principale | Rappresentare la situazione economica, patrimoniale e finanziaria | Descrivere impatti, prestazioni e gestione delle questioni ambientali, sociali e di governance |
| Tipologia di dati | Ricavi, costi, attività, passività, flussi finanziari | Consumi energetici, emissioni, rifiuti, acqua, risorse |
| Unità di misura | Prevalentemente valori monetari | Unità fisiche, percentuali, indicatori qualitativi e, quando pertinenti, valori economici |
| Fonti informative | Contabilità generale, registri amministrativi, documenti fiscali e bancari | Bollette, contatori, registri ambientali, dati operativi, informazioni dei fornitori e sistemi interni |
| Periodo di riferimento | Generalmente esercizio finanziario | Periodo definito dal sistema di rendicontazione, spesso allineato all’esercizio aziendale |
| Criteri di misurazione | Regole contabili e principi applicabili | Standard di rendicontazione, metodologie di calcolo e criteri di classificazione degli indicatori |
| Verifica dei dati | Controlli contabili ed eventuale revisione secondo gli obblighi applicabili | Controlli di qualità, tracciabilità delle fonti ed eventuale verifica esterna secondo il quadro applicabile |
| Utilità per l’impresa | Valutare redditività, solidità e liquidità | Comprendere impatti, rischi e opportunità di sostenibilità e supportare le decisioni strategiche |
Il bilancio economico e il bilancio di sostenibilità hanno finalità ben differenti. Condividono però alcuni principi fondamentali: coerenza dei dati, tracciabilità delle fonti, chiarezza metodologica e possibilità di confronto nel tempo.
Il primo descrive soprattutto la situazione economico-finanziaria dell’impresa; il secondo amplia l’analisi alle conseguenze ambientali e sociali delle attività e alle modalità con cui vengono gestite. Le due prospettive possono essere integrate: i consumi energetici, per esempio, hanno una dimensione ambientale, ma incidono anche sui costi operativi e sugli investimenti. Integrare non significa confondere le informazioni, bensì collegarle per ottenere una visione più completa delle prestazioni aziendali.
Il processo organizzativo per redigere il documento
Per redigere un bilancio di sostenibilità affidabile, la raccolta dei dati deve essere sostenuta da un processo organizzativo definito. È opportuno stabilire fin dall’autunno, quando è consigliabile iniziare a preparare la rendicontazione, come abbiamo scritto, chi deve fornire ogni dato, chi ne controlla la correttezza e chi approva la versione finale.
L’impresa deve chiarire subito se è soggetta a obblighi normativi specifici, se intende pubblicare volontariamente un report e quali informazioni siano richieste da clienti, finanziatori o altri interlocutori. Da questa analisi deriva la selezione dei temi ambientali più rilevanti, in rapporto alle attività svolte, agli impatti generati e agli obiettivi aziendali. Il passaggio successivo consiste nella mappatura delle fonti informative. Le fatture energetiche possono essere gestite dall’amministrazione, i dati di produzione dal reparto operations, quelli relativi ai rifiuti dall’ufficio ambiente o dai responsabili di stabilimento e le informazioni sugli imballaggi dall’ufficio acquisti o dalla logistica.
È utile predisporre un calendario con scadenze intermedie. In autunno si possono raccogliere i dati disponibili, controllare gli scostamenti e chiedere integrazioni; alla chiusura dell’anno si completano le informazioni mancanti; successivamente si procede alla verifica metodologica, alla redazione e all’approvazione del documento. Se alcuni dati dipendono da fornitori esterni, vanno coinvolti con anticipo, indicando formato, periodo e unità di misura richiesti.
La qualità del bilancio di sostenibilità dipende anche dalla documentazione dei controlli. Per ogni indicatore dovrebbero essere disponibili fonte originaria; metodo di calcolo; responsabile; eventuali stime e motivazione delle variazioni significative rispetto agli esercizi precedenti. Questo sistema rende più semplice rispondere alle domande degli stakeholder e aggiornare il documento negli anni successivi.
La creazione di un team di lavoro interfunzionale interno all’azienda
Un bilancio di sostenibilità efficace richiede la collaborazione di più funzioni aziendali. Affidare tutto il lavoro a una sola persona, senza un mandato preciso e senza il supporto degli altri reparti, rischia di rallentare la raccolta dei dati e produrre un documento incompleto. È preferibile creare un gruppo di lavoro interfunzionale, coordinato da un referente che abbia il compito di organizzare le attività, monitorare le scadenze e assicurare la coerenza delle informazioni.
La composizione del team dipende dalle dimensioni e dal settore dell’impresa. In una PMI, il gruppo può includere un rappresentante della direzione, una persona dell’amministrazione, un referente della produzione o delle operations, un responsabile della logistica e un addetto agli acquisti. Se l’azienda dispone di una funzione ambiente, qualità o sicurezza, è opportuno coinvolgerla per le informazioni tecniche e per il coordinamento dei dati ambientali.
Ogni membro dovrebbe avere responsabilità concrete. L’amministrazione può raccogliere le fatture energetiche e verificare la corrispondenza con i periodi contabili; la produzione fornire i volumi lavorati e i consumi dei macchinari; la logistica documentare l’utilizzo dei mezzi e degli imballaggi; gli acquisti richiedere ai fornitori le informazioni necessarie. Il coordinatore riunisce i dati, verifica che siano confrontabili e segnala le lacune da risolvere.
Per rendere il lavoro più efficiente, il team dovrebbe utilizzare modelli di raccolta uniformi. Una scheda per ciascun indicatore farebbe bene a includere descrizione, unità di misura, periodo, fonte, responsabile, metodo di calcolo e stato della verifica. In questo modo, le informazioni non vengono trasmesse soltanto tramite e-mail o file isolati, ma confluiscono in un sistema organizzato.
Sono utili brevi riunioni periodiche, soprattutto nella fase iniziale. Gli incontri permettono di risolvere dubbi sulle definizioni, concordare criteri comuni e individuare tempestivamente eventuali dati mancanti. Non è necessario creare una struttura burocratica complessa: spesso è sufficiente un calendario condiviso, accompagnato da responsabilità chiare e da un archivio accessibile alle persone autorizzate.
L’adozione degli standard internazionali GRI per garantire trasparenza
Per rendere il bilancio di sostenibilità più chiaro e confrontabile, un’impresa può scegliere di utilizzare gli standard della Global Reporting Initiative, conosciuti come GRI Standards. Si tratta di un sistema internazionale di riferimento per la rendicontazione degli impatti economici, ambientali e sociali delle organizzazioni. Gli standard sono articolati in moduli generali, standard settoriali e tematici. Essi aiutano le aziende a identificare le informazioni pertinenti e a descrivere come gestiscono gli impatti più significativi.
L’adozione del GRI non significa dover raccogliere indiscriminatamente ogni dato previsto da tutti gli standard. Il percorso comincia con la comprensione dell’organizzazione e delle sue attività, prosegue con l’individuazione degli impatti più rilevanti e arriva alla selezione delle informazioni da rendicontare, secondo le regole applicabili.
Gli standard tematici aiutano a strutturare la raccolta. Prima di redigere il documento, è importante verificare le versioni aggiornate e i requisiti specifici, soprattutto se l’azienda intende dichiarare formalmente di aver rendicontato in conformità agli standard GRI. Le informazioni ufficiali sono disponibili nel centro risorse GRI.
Un vantaggio concreto di questo approccio è la maggiore disciplina nella raccolta dei dati. Ogni indicatore deve essere accompagnato da definizioni e criteri sufficientemente chiari da consentire al lettore di comprenderne il significato. Se l’azienda modifica il metodo di calcolo, o il perimetro di rendicontazione, deve valutare se ciò comprometta la comparabilità con i periodi precedenti.
La trasparenza riguarda anche i risultati meno favorevoli. Un’impresa non dovrebbe limitarsi a evidenziare le iniziative positive, ma descrivere in modo equilibrato gli impatti, le criticità, gli obiettivi e i progressi effettivamente conseguiti. Dichiarare che i consumi sono aumentati, spiegandone le ragioni e illustrando le misure correttive previste, può risultare più credibile di una comunicazione che seleziona soltanto gli aspetti vantaggiosi.