Fin troppo frequentemente, la copertura dal rischio cambio è sottovalutata dalle imprese che operano sui mercati esteri. Tendenzialmente, ciò accade più spesso quando i volumi non sono quelli di una grande azienda. In realtà, anche piccole variazioni dei tassi di cambio possono erodere margini già sottili, compromettendo in questo modo la redditività di una commessa internazionale. Comprendere gli strumenti disponibili per gestire il rischio valutario è oggi una competenza quantomai necessaria a chi esporta, o importa, in modo continuativo.
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Perché la volatilità valutaria brucia l’utile commerciale
La volatilità dei cambi è uno dei principali fattori di rischio per le aziende che operano in valuta estera. Quando tra il momento della firma di un contratto e quello dell’incasso, o del pagamento, passano settimane o mesi, cosa che accade di frequente, ad esempio nel caso della messa in pratica di una strategia Buy Now, Pay Later, il tasso di cambio può variare in modo significativo. Conseguentemente, anche il margine dell’operazione subirà variazioni decise. Ciò significa che un’operazione apparentemente profittevole può trasformarsi in una perdita anche sensibile.
La copertura dal rischio cambio serve esattamente a proteggere l’utile commerciale da queste oscillazioni spesso imprevedibili. Senza una strategia di protezione, l’azienda si espone a un rischio che non ha nulla a che vedere con la qualità del prodotto o con l’efficienza operativa, ma solo con l’andamento dei mercati finanziari. Di fatto, si tratta di un elemento completamente alieno al suo modo di agire e di operare, che non può cotrollare in alcun modo.
In contesti di elevata incertezza macroeconomica, inflazione e tensioni geopolitiche, come per esempio quello in cui stiamo vivendo, la volatilità valutaria tende ad accrescere. Proporzionalmente, aumentano anche i rischi per le aziende. Ignorare questo aspetto significa lasciare una parte del risultato economico alla sorte, tirando una moneta. La copertura dal rischio cambio è uno scudo, e dovrebbe essere considerata una leva di gestione. Facciamo attenzione a non considerarla una pratica riservata alle imprese più ampie e strutturate o alle sole multinazionali.
Strumenti derivati di base per la copertura dal rischio cambio
Tra gli strumenti comunemente più utilizzati per la copertura dal rischio cambio troviamo i contratti a termine, noti anche come forward. Essi rappresentano una buona garanzia. Un contratto a termine consente di fissare oggi il tasso di cambio a cui avverrà una futura operazione in valuta, sia in caso di incasso sia di pagamento. Come si evince facilmente, dunque, fornisce un vantaggio considerevole: la certezza di conoscere, fin da subito, quale cambio sarà applicato. In questa maniera ogni azienda può calcolare, con massima precisione, il margine dell’operazione. Indipendentemente dal momento nel quale sarà effettivamente portata a termine.
Questo rende il contratto a termine uno strumento semplice, e oltremodo efficace, per la pianificazione finanziaria. Di contro, però, il forward è vincolante. Se alla scadenza il cambio di mercato risultasse più favorevole rispetto a quello fissato, l’azienda non potrà beneficiarne, e finirà per rimetterci.
La copertura dal rischio cambio tramite forward elimina l’incertezza, che è naturalmente una grande incognita e può spaventare, ma anche ogni potenziale opportunità legata a movimenti favorevoli del mercato. È dunque ideale per chi teme il contesto finanziario, ma meno adatta a chi ha un piglio più aggressivo nei confronti dei mercati o, semplicemente, è fiducioso, o fiduciosa, per il futuro, e si attende un andamento dei tassi di cambio favorevole.
Opzioni valutarie per il diritto di cambio senza obbligo
Le opzioni valutarie rappresentano uno strumento più flessibile di copertura dal rischio cambio rispetto ai contratti a termine. A differenza di questi, l’opzione conferisce il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere una valuta a un determinato tasso entro una certa data. Si tratta di una importante differenza. L’azienda è protetta in caso di andamento sfavorevole del cambio, esattamente come avviene in caso di stipula di un contratto, ma può comunque beneficiare di movimenti favorevoli, qualora il mercato andasse in questa direzione, tra il momento dell’accordo e quello della transazione.
Il prezzo di questa flessibilità è il premio dell’opzione, che deve essere pagato, indipendentemente dall’esercizio o meno del diritto. Le opzioni sono particolarmente adatte in contesti di elevata incertezza o instabilità, così come in casi nei quali i flussi di cassa non siano ancora perfettamente definiti. In una strategia di copertura dal rischio cambio, permettono di bilanciare protezione e opportunità in maniera elastica, a fronte di un costo certo e anticipato che dovrà comunque essere saldato.
| Strumento | Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|---|
| Contratto a termine (Forward) | Certezza del cambio, nessun costo iniziale, semplicità operativa | Vincolante, nessun beneficio da movimenti favorevoli |
| Opzione valutaria | Protezione + possibilità di beneficio, grande flessibilità | Costo del premio, maggiore complessità |
Il cambio naturale: compensare incassi e pagamenti nella stessa valuta
Una forma spesso trascurata, ma che vale la pena di considerare, di copertura dal rischio cambio è il cosiddetto cambio naturale. Esso consiste nel compensare incassi e pagamenti nella stessa valuta, riducendo o annullando l’esposizione netta ai tassi. In tal maniera, non si deve dare peso all’andamento dei cambi tra valute.
Prendiamo ad esempio un’azienda che esporta in dollari, e importa materie prime nella stessa valuta. Essa potrà utilizzare gli incassi per coprire i pagamenti, limitando la necessità di conversione. In questo modo, il rischio cambio viene mitigato senza ricorrere a strumenti finanziari derivati. Il cambio naturale è particolarmente efficace per le imprese con flussi ricorrenti e bilanciati. Tuttavia, richiede una pianificazione attenta. Non solo, è necessaria anche una visione integrata delle operazioni commerciali e finanziarie, che potrebbe non essere presente in tutte le aziende.
Il cambio naturale rappresenta una base solida su cui costruire una strategia di copertura dal rischio cambio strutturata. Tipicamente, non è sufficiente da solo, specialmente nel caso di realtà grandi che interlocuiscono con produttori, fornitori e clienti sparsi per il mondo. Abbinandolo a opzioni o derivati, il cambio naturale può però fornire riparo dalle incertezze e dalle incognite del mercato dei tassi.
La domestic currency nelle fatture: scaricare il rischio sulla controparte
Un’altra modalità di copertura dal rischio cambio, applicabile quando si contratta con realtà straniere, consiste nel fatturare in valuta domestica, trasferendo il rischio valutario sulla controparte estera. In questo caso, l’azienda incassa o paga sempre nella propria moneta, eliminando del tutto l’esposizione.
Questa soluzione è particolarmente vantaggiosa dal punto di vista finanziario, ma non sempre è praticabile. Spesso la controparte richiede la fatturazione nella propria valuta, soprattutto nei mercati più competitivi o quando il potere contrattuale è sbilanciato. La scelta della domestic currency deve quindi essere valutata caso per caso, tenendo conto del mercato, del tipo di cliente e della relazione commerciale. Quando possibile, rappresenta sicuramente una forma semplice ed efficace di copertura dal rischio cambio. Non richiede infatti strumenti finanziari né costi aggiuntivi.
L’errore da evitare: speculare invece di coprire il rischio
Uno degli errori più comuni, quando si deve gestire il richio cambio, è confondere protezione e speculazione. Utilizzare strumenti derivati con l’obiettivo preciso di indovinare l’andamento del mercato, piuttosto che quello di evitare possibili perdite economiche, espone l’azienda a rischi ancora maggiori. La copertura dal rischio cambio ha un obiettivo chiaro: stabilizzare i margini e rendere prevedibili i risultati economici. Non serve a generare profitti finanziari. Si tratta di uno scudo che tutela gli incassi operativi. Quando si perde di vista questo principio, si corre il rischio di trasformare una leva di controllo in una fonte di instabilità.
Una strategia efficace deve partire dall’analisi dei flussi. Va definita l’esposizione attuale e, idealmente, i rischi nel breve e medio periodo, valutando l’andamento dei tassi di cambio. A questo punto, si passa alla scelta dello strumento più coerente con le esigenze aziendali. La copertura dal rischio cambio funziona quando è disciplinata, coerente e orientata alla protezione del business. Non deve essere associata alla scommessa sui mercati.