Smart speaker: un nuovo terreno di scontro, ma anche grande opportunità

Tutto quello che c’è da sapere sugli speaker ad attivazione vocale intelligenti. Ogni top brand ha il suo, la cui offerta comprende una AI integrata

smart speaker

di Mattia Gandini

I top player del digitale hanno tanto da dare. E anche da prendere. Internet stesso si basa su un do ut des, tra player e consumer, che riguarda servizi per informazioni e dati. In questo scenario ogni prodotto iperconnesso, proprio in ottica IoT, è sia un device, un servizio, un’esperienza, sia un accumulatore di dati. Non è interessante, ora, indagare su come questi dati vengono usati, quanto sia difficile processarli e incrociarli, ma piuttosto su cosa stanno facendo i top player per ottenerli, vale a dire come stanno cercando di renderli sempre più accattivanti e funzionali. Ora come ora sembrano un sostituto dello stereo del salotto, ma c’è molto di più. Rappresentano l’arrivo dell’IoT e le proposte dei top player in questi termini sono molteplici.

Partiamo dalle basi. Che cosa sono? Si tratta di device ad attivazione vocale in grado di fornire tutte le informazioni reperibili su internet e, quindi, anche di effettuare acquisti e proporre annunci pubblicitari. Chi permette tutto questo è l’“inquilino” al suo interno: l’intelligenza artificiale, o meglio, l’assistente digitale. L’utilizzo di questi prodotti può superare le mura domestiche per diventare un vero e proprio strumento di vendita, in store. Si tratta, allora, di fare il punto su quelle che sono le offerte sul mercato e, analizzando le prime mosse dei brand, fornire spunti per sfruttare questo nuovo mezzo per il commercio.

Prima di studiare i possibili impieghi, quali sono le offerte?

La premessa è che l’Italia non è ancora un mercato interessante per i top player. Un po’ per motivi geografici e un po’ per questioni linguistiche, alcuni assistenti digitali non parlano ancora italiano. Il prezzo di tutti i dispositivi sarà compreso nella fascia tra 100 e 300 euro. Le offerte in campo, quindi, sono quelle di Amazon, con Amazon Echo e famiglia (Amazon Dot, Amazon Echo Show), “abitato” da Alexa; Apple, con HomePod, attivato dalla ormai nota Siri; Google, con Google Home “abitato” da Google Assistant; Sonos, con l’ultima offerta Sonos One, nel quale vivono i due coinquilini Alexa e Google Assitant; Invoke, realizzato da Harman Kardon, che sfrutta l’intelligenza di Microsoft, Cortana. Sulla piazza si affaccia anche Samsung con l’assistente digitale Bixby, che verrà introdotto in tutti i dispositivi e gli elettrodomestici prodotti dal brand, ma non è ancora noto se verrà lanciato uno smart speaker anche dall’azienda sudcoreana. Vediamo, ora, nel dettagio tutti i prodotti.

Apple HomePod

HomePod di Apple è equipaggiato con un potente subwoofer da 4 pollici rivolto verso l’alto e l’intera struttura è circondata da 7 tweeter. II tutto viene controllato dal processore A8, lo stesso che spinge iPhone 6 e iPhone 6 Plus. E per migliorare le prestazioni audio lo speaker è dotato di una tecnologia di rilevamento automatico della stanza, in modo da bilanciare il suono secondo l’ambiente in cui si trova. I comandi vocali per Siri vengono rilevati dai sei microfoni integrati nella struttura di HomePod e ci permettono di interagire con il dispositivo sia se siamo nelle vcinanze sia se ci troviamo dall’altra parte della stanza. Tutto questo grazie alla nuova tecnologia di cancellazione del rumore implementata sempre da Apple. Lo speaker adatta il suono in funzione della sua posizione nella stanza.

Amazon Echo

L’assistente digitale integrato in Amazon Echo si chiama Alexa, e le sue capacità possono essere ampliate grazie all’app per iOS e Android e a una serie di competenze (così vengono chiamate da Amazon), che permettono al dispositivo di gestire funzioni aggiuntive. Alexa può rispondere a domande, controllare una serie di dispositivi domestici smart e farci ascoltare musica. Le sue qualità come altoparlante non sono al livello di HomePod, ma migliori di quelle di Google Home. Può anche leggere i nostri libri preferiti sul Kindle Store o farci ascoltare gli audiolibri di Audible. Anche se non è stata comunicata una data ufficiale, Amazon Echo arriverà fra poco in Italia. Lo smart speaker di casa Bezos è disponibile anche nelle verisoni Dot, più compatta, e Show, che integra anche uno schermo touchscreen e una videocamera interna.

Google Home

Google Home si attiva quando pronunciamo il comando “OK Google”, e può rispondere alle nostre domande, eseguire ricerche sul web oltre a essere naturalmente compatibile con i dispositivi Chromecast per lo streaming audio e video. Non è tutto: può anche controllare alcuni dispositivi domestici smart e suonare la nostra musica preferita da Google Music o Spotify, ma le prestazioni audio non sono paragonabili con quelle di HomePod. Google Home è disponibile anche nelle versioni Mini, più compatta, e Max, più completa.

Sonos

Sonos è senza dubbio quello più improntato sul lato audio e qualità del suono; l’azienda è nata nell’ormai lontano 2002 con l’obiettivo specifico di rendere fruibile la musica liquida in tutta la casa. Il nuovo prodotto presentato dall’azienda statunitense è Sonos One, che rappresenta una vera e propria rivoluzione per il marchio. Il nuovo One introduce, infatti, il controllo vocale come anche tutte le funzionalità degli smart speaker di Amazon e Google: vale a dire dalla richiesta di informazioni al controllo dei dispositivi domotici. Invece di sviluppare un proprio assistente vocale, Sonos ha scelto di appoggiarsi direttamente alla tecnologia sviluppata da Amazon e di integrare direttamente l’assistente vocale Alexa nel nuovo One. Di più, con un semplice aggiornamento software, previsto per il prossimo anno, il nuovo Sonos parlerà anche la lingua di Google, integrando, quindi, le funzionalità Google Assistant che stanno alla base dei suoi dispositivi Home. Sonos One è, di fatto, il primo speaker “intelligente” in grado di sfruttare entrambe le tecnologie.

Invoke

Microsoft afferma che il prodotto realizzato dal partner Harman Kardon consente di diffondere audio a 360 gradi dai tre direct-radiating woofer e tre direct-radiating tweeter. Invoke integra tecnologia “far-field” di riconoscimento della voce con sette microfoni che dovrebbero permettere all’assistente di entrare in funzione indipendentemente dalla direzione dalla quale arriva la richiesta. I servizi musicali, già supportati al lancio, includono Spotify Premium, iHeartRadio e TuneIn; la multinazionale statunitense di Redmond conferma che sta lavorando con Pandora per aggiungere in futuro anche questo servizio. Sulla parte superiore dello speaker si trova un Led che si attiva quando si interagisce con l’assistente vocale e il colore cambia se il dispositivo è in stand-by (rosso) o in funzione (blu). Sempre sulla parte superiore, una superficie touch consente di attivare Cortana e una manopola di regolare il volume. Il dispositivo integra Bluetooth 4.1 permettendo di collegare qualsiasi dispositivo per lo streaming audio diretto.

Quanto sono “intelligenti”gli assistenti digitali?

Tra tutte le considerazioni che si possono fare su questi nuovi prodotti, una domanda nasce spontanea: quanto sono intelligenti, veramente, gli assistenti digitali? Alla domanda risponde uno studio cinese, e afferma che la proposta di Google è molto più intelligente di Siri di Apple. Il rapporto, che mirava a confrontare l’intelligenza dei vari sistemi, ha scoperto che, nel 2016, l’AI di Google aveva un IQ di 47,3, davanti al motore di ricerca cinese Baidu (33), a Bing (32) e a Siri (24). Anche se l’AI di Google risulta essere la migliore, ha molto da fare prima di raggiungere i livelli dell’uomo; la media, a sei anni, è di un QI di 55,5, secondo lo stesso studio. Nonostante i numeri, le premesse di crescita sono buone: nel 2014, l’IQ di Google era di 26,5, per Microsoft 13,5. Gli investimenti in espansione nelle startup di AI stanno incoraggiando questa crescita. Nel primo trimestre del 2017, 1,7 miliardi di dollari sono stati spesi per finanziare le società globali di AI, pari al +84% (YoY). Inoltre, le imprese saranno in grado di sfruttare gli alti livelli di intelligenza delle aziende tecnologiche per ottimizzare i loro processi e aumentare la produttività. Questo è uno degli effetti più importanti che l’intelligenza articificiale avrà, secondo una recente indagine da parte di GlobalData. In termini di crescita di QI dell’AI, Amazon non si ferma ai propri confini. Jeff Bezos sembra disposto a collaborare con i concorrenti, basta guardare al nuovo modello Sonos One, che con il prossimo aggiornamento metterà insieme le risposte sia di Alexa sia di Google Assistant. Ma Amazon sta già lavorando anche con Microsoft Corp. sulle funzionalità di produttività di Alexa, come le interazioni di calendario. Per capire quanto Bezos ci creda, basti pensare che, a oggi, l’ecommerce di Seattle conta 5.000 persone che lavorano sugli smart speaker e sulla piattaforma Alexa.

Considerazioni

Partiamo dall’utilizzo comune degli smart speaker dal lato consumer. Più di tre quarti dei degli utenti tengono i loro dispositivi in uno spazio condiviso, in genere il salotto o la cucina; e questo ha fatto riflettere i brand, che vogliono essere presenti in tutti la casa. Tra questi, più di tutti, Amazon, che ha esteso la sua offerta anche a Amazon Echo Show e Echo Spot, entrambi equipaggiati da uno schermo touchscreen e si propongono come sveglie smart, oltre che utili per videochiamate, che siano di ufficio o di piacere. Ma non solo. Tra le offerte, Amazon propone anche la soluzione Dot, più compatta e quindi pensata per essere portata in giro. E per chi non avesse una Nissan (la casa automobilistica giapponese ha infatti integrato Alexa nei suoi ultimi modelli, ndr), sarebbe un ottimo assistente di viaggio.

Ora che ci siamo fatti un’idea sulle offerte presenti sulla piazza si può cominciare a immaginare come usare questi dispositivi. E in questi termini i brand si stanno già muovendo, stringendo partnership con i principali retailer: Google ha annunciato l’alleanza con il colosso americano Target, che permetterà a tutti gli americani di fare acquisti attraverso Google Assistant. Già Google aveva stretto una partnership con il gruppo Walmart per gli acquisti tramite “assistant”. Si consolida, quindi, la guerra del voice commerce. Non dimentichiamo, infatti, che Alexa di Amazon è direttamente integrata con l’ecommerce di Seattle. Google, inoltre, ha annunciato che la possibilità di fare acquisti con comandi vocali ad Assistant sarà a breve integrata non solo nel cilindro Home e nelle Android tv, ma anche su iPhone e smartphone Android. Tra le catene disponibili per il servizio di ordini vocali di Google ci sono anche Costco e Walgreens.

E dall’altra parte? Ci si può immaginare uno smart speaker che assita i clienti nel punto vendita? Che li accompagni in una customer experience totalmente digitale o a supporto dei venditori? E perché no, nelle stanze di un albergo di lusso? Sarebbero, poi, in grado di accumulare tutti i dati del cliente e proporgli esattamente ciò di cui ha bisogno?.

E se fosse impiegato in logistica? Un assistente a 360 gradi per il backend che non si dimentica mai niente e magari ti avvisa delle scadenze, essendo a conoscenza, esattamente, di tutte le giacenze, considerando quanto valgono oggi e quanto varranno domani se rimangono in magazzino.

Tanti sono gli impeghi e i settori che potrebbero accogliere questi prodotti e i loro “inquilini”? Serve quindi tenersi aggiornati e continuare a immaginare come sfruttarli. Ormai è chiaro, sarà una rivoluzione, come è stato per l’iPod nelmondo della musica e per lo smartphone nella telefonia.