Simone Caporale, CEO di Ponics: la startup, la tradizione e il futuro green

Simone Caporale, CEO e Founder di Ponics, racconta del viaggio che ha intrapreso, partendo dalle tradizioni del passato.

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Simone Caporale, CEO e Founder di Ponics, parla del viaggio che ha intrapreso, partendo dalle tradizioni del passato e dirigendosi verso il futuro. Un futuro prospero e più sostenibile, attento ai bisogni della comunità, il futuro che le nuove generazioni meriterebbero dopo i molteplici danni inflitti all’ambiente fino ai nostri giorni.

Caporale propone nuova cultura alimentare, che rappresenta insieme una rinnovata conoscenza verso le più basilari leggi della coltivazione e un innovativo quanto tradizionale metodo per sviluppare un ecosistema pulito e virtuoso, ovvero la coltivazione mediante l’utilizzo di acquaponica.

Dopo una lunga esperienza applicata nel settore finanziario e manifatturiero, Caporale ha unito il proprio know how tecnico, la grande passione per l’ecosostenibilità e la volontà di lasciare il segno nella comunità. 

Ponics, la startup di cui è Founder e CEO dal 2017, rappresenta l’innovazione che mancava: per proporsi al pubblico l’azienda partecipa ad eventi e fiere di settore, sia a livello nazionale che internazionale. Infatti il prossimo appuntamento si svolgerà presso la prestigiosa Smau Milano, a Fieramilanocity dal 23 al 24 ottobre 2018, dove Ponics presenzierà insieme ai moderni attori dell’innovazione, dalle startup ai più importanti fornitori di soluzioni tecnologiche. 


La startup Ponics: com’è nata?

L’intuizione di creare Ponics è arrivata improvvissamente, mentre visitavo EXPO 2015  con la mia famiglia. Il tema di Expo, Nutrire il pianeta, Energia per la vita, era sviluppato in ogni angolo della fiera internazionale. Uno stand  su tutti ha catturato la mia attenzione in quanto mostrava il funzionamento del sistema di acquaponica, un processo conosciuto fin dall’antichità ed utilizzato perfino dal popolo Azteco. Ho così approfondito, rendendomi conto di essere davanti a qualcosa di rivoluzionario: è possibile coltivare piante, ortaggi, verdura e molto altro senza bisogno di vasti terreni, in completa autoproduzione, con pochissima acqua e senza l’utilizzo di agenti chimici! Ho compreso dunque che esisteva un potenziale importante, e dopo numerosi studi e progetti, in soli due anni è nata la startup Ponics srl.

 

Com’è diventato CEO di Ponics?

Mi sono laureato in Scienze economiche e bancarie all’Università di Siena, diventando Amministratore del Comitato Locale di Siena e successivamente membro del Financial Consulting Team di AIESEC Italia. Durante quegli anni di formazione, mi sono avvicinato al campo dei diritti civili e del sociale. Per me aiutare la comunità è sempre stata una grande passione, ma la parte politica proprio non mi si addiceva. Infatti, dopo una prima fondamentale esperienza come consulente direzionale, sotto la guida di colui che definisco il mio mentore, Giangastone Brogi, ex dirigente bancario, noto a Siena come Settecervelli, ho ricoperto il ruolo di direttore amministrativo e finanziario di un’azienda aeronautica ed elettromeccanica in crisi, diventandone successivamente  A. D. e rilanciandola sino a portarla da 3 milioni a 18 milioni di fatturato. Il traguardo raggiunto mi ha dato poi la spinta per puntare più in alto e più lontano. Volevo occuparmi di qualcosa che avesse un impatto concreto sulla nostra società, desideravo fare la mia parte per la mia famiglia e per le generazioni future, provando a lasciare un mondo migliore rispetto a quello che ci è stato consegnato.

 Ponics: in cosa consiste la tecnologia basata sul sistema di Acquaponica?

L’acquaponica è un sistema di coltivazione ad uso agricolo e senza terra, in cui viene coinvolto anche l’allevamento ittico. I pesci producono deiezioni organiche che contengono ammonio, così queste deiezioni si trasformano in nitrato di ammonio proprio grazie al ciclo dell’azoto. L’acqua, carica di questi preziosi e nutrienti elementi riesce a concimare anche in modo del tutto naturale le aiuole coltivate a verdura e piante. Queste, per nutrirsi, filtrano l’acqua che successivamente ritorna nella vasca ittica depurata, carica soltanto di elementi necessari al mantenimento del ciclo vitale.

L’utilizzo di questa tecnica fa bene all’ambiente: l’intera società dovrebbe quindi adottare questo metodo?

La tecnica dell’acqua ponica permette la diffusione di una nuova cultura alimentare, in cui specie animali e piante contribuiscono a vicenda al proprio ciclo vitale grazie ad un processo simbiotico, ricambiando nutrimento e pulendo l’acqua, e ottenendo un risparmio di oltre il 90% di acqua rispetto ad una stessa coltivazione tradizionale effettuata a terra. Il valore aggiunto è quello di ottenere pesce e prodotti coltivati di altissima qualità, in assoluta assenza di sostanze nocive. Con Ponics il nostro obiettivo è quello di rendere accessibile la tecnica dell’acquaponica, diffondendo un processo ecosostenibile e rispettoso del nostro ambiente grazie allo sviluppo delle biotecnologie e delle soluzioni che integrano rispetto per l’ambiente, design e tecnologia 100% made in Italy.

 Un sistema antico, combinato con tecnologie moderne?

Tradizione e innovazione insieme guidano la filosofia di Ponics: prendendo spunto da tecniche antiche, performanti e rispettose della natura, e unendole alle nuove tecnologie di cui oggi disponiamo, vogliamo creare un sistema a largo consumo, dove a tutti viene concessa la possibilità di autoprodurre secondo il proprio fabbisogno. Auspichiamo inoltre la creazione di un’intera città-ecosistema, in grado di adottare pratiche meno impattanti per l’ambiente che ci circonda

Sono padre di tre figli, e ho sentito il dovere di fare qualcosa di concreto non solo per i miei bambini, ma anche per l’ambiente che ci circonda e per le generazioni future. Sono preoccupato per la situazione del nostro pianeta, descritta nei continui rapporti Fao, che denunciano inquinamento e stanchezza del suolo per l’eccessivo sfruttamento, che non tiene più conto della stagionalità, del ciclo di vita del prodotto e neppure del cambiamento climatico. Inoltre l’ultimo rapporto di agosto denuncia una situazione drammatica anche per la stessa sopravvivenza di molte specie ittiche marine. Fare la mia parte attraverso qualcosa di concreto mi sembrava assolutamente doveroso. 

 

 I vantaggi di scegliere la coltivazione ad acquaponica: quali sono?

Adottare un sistema acquaponico porta con sè numerosi vantaggi: dal risparmio di acqua, a quello energetico, passando per una crescita del prodotto più rapida rispetto a quella a terra, arrivando alla produzione di prodotti agricoli ed ittici 100% naturali, senza l’aggiunta di pesticidi o sostanze nocive.

Ponics promuove inoltre soluzioni integrate, al fine di diffondere una cultura ecosostenibile in qualsiasi settore ad esso collegata, come ad esempio l’uso di pale eoliche, solare termico e fotovoltaico per l’approvvigionamento naturale dell’energia necessaria al sistema. Il tutto è supportato da tecnologia e innovazione. Un esempio è rappresentato dalla PonicApp, che permette di monitorare da remoto tutte le attività del sistema acquaponico.

 Quali sono le linee innovative di prodotto dell’azienda? 

Le linee di prodotto principali sono quattro, ma speriamo diventino sempre più numerose. 

Il primo è Chinampas 2.0, un prodotto creato per un target che mira all’autoproduzione e alla diffusione di una nuova cultura alimentare per la salvaguardia dell’ambiente. Si tratta di una serra vera e propria, completa di climatizzazione, pannello operatore e interfaccia, completamente regolabile ed automatizzato tramite smartphone, tablet o pc. Il vantaggio è lo spazio: 10 mt di terreno, che in serra verticale prendono poco più di 3mq di spazio. È così che auspichiamo in futuro la vera e propria creazione di una vertical farm, supportata da materiali, know how e tecnologia Made in Italy.

Abbiamo poi sviluppato Ponics for business, una linea rivolta ad attività commerciali (ad esempio la ristorazione) che intendono utilizzare i prodotti naturali coltivati negli impianti, sia per includerli nella cucina, sottolineando il processo e la qualità del prodotto, sia per mostrarne il risultato agli stessi ospiti delle strutture interessate.

La nostra terza produzione si rivolge agli amanti del design, che vedono nei sistemi di acquaponica suggestivi complementi d’arredo in spazi pubblici oppure privati.

Infine, ci occupiamo di vendere gli stessi germogli da impiantare nel sistema, qualunque tipologia il cliente scelga di coltivare in autonomia.

 Può farci qualche esempio di progetto nel mondo?

I progetti che sviluppiamo sono numerosi e coinvolgono  paesi lontani paesi più vicini. Porto Cervo, ad esempio, è stata infatti il luogo dall’esposizione di un prototipo di Chinampas 2.0 nella Promenade du Port, con cui abbiamo iniziato a preparare il progetto per l’estate 2019, che prevede molte novità rispetto alla stagione appena ultimata. Ci sono poi progetti ancora riservati, ma quello di cui posso parlare è la proficua collaborazione con un imprenditore sardo, attualmente dedito alla costruzione di una farm da 300 mtq, per la produzione di prodotti ortofrutticoli generati sia da sistema idroponico che acquaponico, commercializzati in fascia di alta qualità.

La simbiosi del sistema acquaponico, noi la vogliamo ricreare anche nel comparto industriale, perchè in fondo fa tutto parte di un grande ecosistema che ci auguriamo, verrà adottato prima individualmente, poi in comunità, fino a creare delle vere e proprie città e società ecosostenibili.

 

 Quali sono gli strumenti per finanziare la startup Ponics?

La nostra Startup è una realtà innovativa recente, nata nel maggio del 2017, partita grazie ad un investimento privato e all’autofinanziamento derivato dalle prime vendite sul mercato. 
Per sviluppare gli obiettivi prefissati di diffusione di un metodo agricolo tanto innovativo quanto rivoluzionario, realizzando un intero sistema di vertical farm diffuso su tutto il territorio nazionale, Ponics ha attivato una campagna di equity crowdfunding lanciata i primi di agosto 2018.
Così sia Starsup, attivatore della campagna, che Profima, che ha fornito assistenza progettuale, hanno contribuito nel procedere ad una raccolta di investimento che ha come obiettivo minimo 150mila euro (max 300mila euro).
Abbiamo già raccolto circa il 40% dell’obiettivo finale, che per noi è motivo di orgoglio e soddisfazione. La campagna di crowdfunding ha lo scopo di supportare le azioni promotrici dei nostri prodotti, finanziare ricerca e sviluppo ed aumentare la rete delle risorse umane. Il nostro desiderio resta quello di realizzare un ecosistema industriale, al fine di creare una rete di impresa attraverso un’impresa che fa rete. La mentalità più diffusa è quella secondo cui viviamo in una società senza valori né contenuti. Allora proviamo ad offrire noi questi stimoli concreti attraverso onestà, rispetto per l’ambiente e impegno sociale, sperando che le generazioni future  seguiranno l’esempio concreto da noi attuato.