Lavoro e robot: chi sono gli italiani che rischiano di più

Ecco, oggi sappiamo che a prova di futuro non c’è più alcuna professione. Non solo. Alcune professioni non possono più fare a meno dei robot.

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Si avvicina una nuova rivoluzione industriale, in cui i robot saranno i protagonisti diventando i nostri competitor più temibili sul lavoro. Un futuro sempre più robotico, che forse per questo fa riscoprire il valore di quel che siamo: semplici e imperfetti esseri umani. Lo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale sembra portare maggiori conseguenze nel mondo del lavoro, tanto che alcune previsioni parlano di impatti catastrofici sulla qualità di vita di dipendenti e operai. Molto però dipende da come ci approcciamo ai cambiamenti e alle opportunità che lo sviluppo futuro ci offre.

In questi ultimi tempi, ma il tema non è affatto nuovo, i giornali riportano dati preoccupanti sulla possibile perdita di posti di lavoro conseguenti ad una automazione sempre più intelligente che deborda dalle linee di montaggio diventando pervasiva, dove l’icona di questa automazione è il robot. Le previsioni statistiche parlano chiaro: entro il 2030 saranno gli over 50 a rischiare il posto a causa della rivoluzione dei robot, ecco i motivi. Accanto a posti di lavoro che potrebbero sparite in pochi anni, ce ne sono altri che potrebbero nascere, grazie all’innovazione digitale. A rimetterci saranno quelle mansioni ripetitive e a dirlo è l’ultimo rapporto “ The Twin Threats of Aging and Autmation” realizzato da Mercer e Oliver Wyman.

Secondo questo report, l’Italia è uno dei paesi in cui l’automazione avrà ripercussioni peggiori per gli over 50, poiché il 58% svolge lavori ripetitivi con poche competenze, quindi sostituibili dai robot.  Il rapporto mette in luce una situazione italiane per nulla rosea. Prendendo in considerazione 15 paesi europei, l’Italia è quello che risulta più vecchio con lavoratori tra 50 e i 64 anni che saranno il 38% entro il 2030 e operativi in mestieri dequalificati o con competenze facilmente sostituibili dall’intelligenza artificiale. Saranno i grandi paesi manifatturieri a pagare le conseguenze dell’intelligenza artificiale, la percentuale più alta di over 50 che, entro il 2030, rischiano di essere sostituiti dai robot, sono presenti per il 59% in Giappone, 60% in Sud Corea e Cile, il 70% in Vietnam e Thailandia, il 76% in Cina subito dopo ci sono Italia e Germania.

Il report sembra confermare in un certo senso un precedente studio di Mercer secondo cui, entro il 2020, 7 milioni di posti di lavoro spariranno, molti dei quali nelle funzioni amministrative, settore manifatturiero e i processi produttivi. A subire il cambiamento a livello globale saranno gli operai delle fabbriche, le attività di segreteria, mansioni generiche varie. A fronte di 7 milioni di posti persi in questi settori ne saranno creati 2 milioni in settori in crescite quali finanza, ingegneria e management. Spaventano i progressi dell’intelligenza artificiale che rendono i robot più flessibili, in grado di imparare, prendere decisioni, lavorare in team effettuare mansioni sempre più complesse, quelle che ancora nella scorsa decade venivano considerate a prova di futuro.