Inchiesta Bloomberg, i microchip dalla Cina per spiare le aziende più importanti del mondo

Il governo degli Stati Uniti si schiera con Apple e Amazon, negando di fatto il rapporto di Bloomberg sul “chip spia”, ma l’inchiesta va avanti.

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Il governo degli Stati Uniti si schiera con Apple e Amazon, negando di fatto il rapporto di Bloomberg sul “chip spia”

Homeland Security ha dichiarato di non avere “nessuna ragione per dubitare” delle dichiarazioni di Apple, Amazon e Supermicro che negano le accuse fatte nel rapporto Bloomberg, pubblicato appena qualche giorno fa.

Cosa è successo?

Secondo una clamorosa rivelazione, giunta alla stampa americana da un’inchiesta di Bloomberg, sarebbero almeno 30 le società americane colpite da una strategia di spionaggio, sapientemente  orchestrata dal governo cinese. Di fatto sarebbe stata effettuata una campagna che avrebbe impiantato dei microchip sulle schede madri dei server utilizzati dalle aziende loro clienti.

Supermicro, l’azienda californiana che produce i microchip ritrovati, opera in 10 diversi paesi del mondo, vantando oltre 900 società clientelari.

Ma a quanto pare, secondo l’indagine, i chip sarebbero stati impiantati dall’Esercito di Liberazione Nazionale Cinese.

Quella riportata dalla Homeland Security, sul fatto che non sia alcuna ragione per dubitare del fatto, è molto lontana da quella del governo degli Stati Uniti, che mette in dubbio i risultati propri sulla relazione. La dichiarazione della Homeland Security fa eco a commenti quasi identici del National Cyber ​​Security Centre del Regno Unito.

Bloomberg ha così dichiarato, citando più di una dozzina di fonti, che la Cina avrebbe installato minuscoli chip su schede madri costruite da Supermicro, e che le aziende di tutta l’industria tecnologica statunitense – tra cui Amazon e Apple – le avrebbero utilizzate per alimentare i server nei loro data center. Il chip in questione potrebbe compromettere i dati sul server, permettendo alla Cina di spiare alcune delle aziende più ricche e potenti del mondo.

Apple, Amazon e Supermicro hanno successivamente pubblicato dichiarazioni sui loro siti web, ma Bloomberg ha continuato ad affermare la validità della propria tesi.

Eppure, questa ultima svolta lascerà probabilmente di stucco molti scettici, soprattutto perché giunta alcuni giorni dopo che la storia era stata pubblicata per la prima volta.

Homeland Security protegge le difese informatiche della nazione da minacce sia nazionali che straniere. É raro che sia il governo a rilasciare una dichiarazione su una minaccia apparente, perché secondo Bloomberg, questa è una questione che è stata classificata sotto inchiesta federale almeno da tre anni.

La realtà è che pochi giorni dopo la rottura di questa storia, sembra che molti degli esperti di cybersecurity più intelligenti, tecnicamente orientati e più razionali, non sappiano ancora a chi credere, ovvero se a Bloomberg o ai grandi colossi del digitale.

E fino a quando qualche professionista non metterà le mani su questi microchip, la questione resterà irrisolta.